Alcune riflessioni in caso di una sequenza sismica come
quella di Sora-Balsorano del 7 novembre 2019
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Ogni volta che si attiva una sequenza
sismica da qualche parte in Italia, specialmente se accade in qualche area ad
alta pericolosità, ci poniamo delle domande sulla sua possibile evoluzione.
Spesso queste domande sono stimolate dalle persone impaurite che vivono vicino
all'area epicentrale o che hanno vissuto in precedenza esperienze di forti
terremoti, o ancora da giornalisti.
Abbiamo provato qui a raccogliere
alcune delle riflessioni che facciamo in questi casi, provando a dare delle
risposte ad alcuni quesiti ricorrenti. Molte delle domande che ci vengono poste
sono purtroppo senza risposta, o hanno delle risposte caratterizzate da un
elevato grado di incertezza. Alcune delle informazioni qui riassunte sono state
riportate più in dettaglio in precedenti post sul terremoto del 7 novembre 2019, sull'inquadramento sismotettonico di questo evento, su un precedente evento sismico di qualche anno fa.
Cosa
succede quando c’è uno sciame sismico come quello di questi giorni a
Sora-Balsorano?
Si attiva una piccola faglia (o una
porzione piccola di una faglia più grande), in un’area notoriamente sismica.
Niente di anomalo, in fondo. Di terremoti e sequenze così ce ne sono molti ogni
anno in Italia, soprattutto nelle zone più sismiche.
Quali
sono le domande più ricorrenti in questi casi?
È normale che si verifichino
terremoti? Sì, quell'area come tantissime altre
del territorio nazionale sono sismiche.
È collegato con altri terremoti, per
es. con quelli del 2016 o del 2009?
No, in questo caso sono sistemi di faglia differenti e non collegati direttamente.
Cosa succederà? Non lo sappiamo. Nessuno lo sa ... a parte tirare a
indovinare.
Ce ne saranno altri? Sì. Dalla notte del 6 novembre ad oggi (ore 21.00, 11
novembre) sono stati 124 i terremoti localizzati in quell'area: oltre al più
forte (magnitudo Mw 4.4) del 7 novembre alle ore 18:35 italiane, solo 1 ha
avuto M>3, 13 hanno avuto magnitudo M>2.
Ce ne possono essere di più forti? Sì.
È probabile che ci siano terremoti
più forti? È poco probabile.
È possibile che ci siano terremoti
più forti? Sì. Anche se la probabilità è bassa,
non possiamo escludere che avvengano.
Quando? Non si sa... allo stato delle conoscenze attuali non è
possibile prevedere un terremoto.
È uno sciame precursore? Molto probabilmente no (si stima tra il 95% e il 99% la
probabilità che non ci sia un terremoto più forte), ma potrebbe diventarlo. Da
notare che si definirebbe precursore solo dopo un eventuale terremoto più
forte. Non c’è modo di capirlo prima.
Cosa
si può dire di questa sequenza?
Storia
In quest’area ci sono stati in
passato terremoti di magnitudo anche superiore a 6, come nel 1654. Più a sud e a nord anche più forti (1349, 1915) di
magnitudo vicina o superiore a 7. Non ci sono elementi sufficienti per
calcolare un periodo di ritorno di questi eventi e fare previsioni anche a
lungo termine sui futuri terremoti.
Geologia
Ci sono numerose faglie attive nella
zona, studiate e catalogate (vedi post sull'inquadramento sismotettonico). Si tratta di faglie “normali” (o dirette), cioè faglie
che rispondono a un processo di estensione crostale, ben noto in Appennino e
misurato anche dai satelliti. Il terremoto del 7 novembre 2019 ha avuto un
movimento per faglia normale appunto, con una piccola componente trascorrente
(ossia di movimento laterale), coerente con la geologia recente nota e con
altri terremoti dell’Appennino centrale (1984, 2009, 2016). Questo significa
che questo pezzetto di faglia si comporta, in piccolo, come quelle più grandi e
note. Maggiori dettagli sono disponibili nel post sull'inquadramento sismotettonico.
La profondità ipocentrale (~15 km) è
caratteristica degli eventi di questo settore. Nel caso dei grandi terremoti,
le faglie che si attivano lo fanno per la loro intera estensione, da 10-15 km
in profondità fino a rompere la superficie.
Pericolosità
La pericolosità dell’area è molto
alta, in conseguenza dei dati, sismici e geologici, descritti sopra. La
pericolosità stimata non da però informazioni su quando potrebbe verificarsi il
prossimo terremoto.
Le sequenze di
questo tipo in Italia
La maggior parte delle sequenze in
Italia con eventi di questa magnitudo (4-4.5) tende a durare da qualche giorno
fino ad alcune settimane. La maggior parte finisce senza eventi più forti. In
qualche raro caso, invece, si è osservata una scossa maggiore dopo qualche mese
(es. L’Aquila 2009, ma ricordiamo che in altri casi, come ad Amatrice nel 2016,
l’evento distruttivo iniziale, quello del 24 agosto, non è stato preceduto da
alcun foreshock).
Precedenti
recenti nella zona
Considerando il catalogo strumentale
dei terremoti italiani dal 1985, in un’area di raggio 30 km centrato su Sora,
si trovano 6 eventi di magnitudo M≥4, compreso l’ultimo del 7 novembre 2019.
Tre di questi eventi, di magnitudo 4.0, 4.0 e 4.1, sono stati scosse isolate,
senza repliche. In un caso, in occasione del terremoto del 1 gennaio 2019 (M
4.1) l’attività si è protratta per alcuni giorni, circa 5; in un altro, in
occasione del terremoto del 16 febbraio 2013, il più forte del periodo (M 4.8),
la sequenza è durata circa due settimane. In nessuno dei 5 casi precedenti si è
osservato un aumento della magnitudo dopo gli eventi di M≥4.
Data e Ora (Italia)
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Magnitudo
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Zona
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Prof.
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Lat.
|
Long.
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07/11/2019 18:35
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Mw 4.4
|
5 km SE Balsorano (AQ)
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16
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41.78
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13.60
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01/01/2019 19:37
|
Mw 4.1
|
3 km W Collelongo (AQ)
|
17
|
41.88
|
13.55
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28/02/2015 04:16
|
Mw 4.1
|
1 km SW Trasacco (AQ)
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11
|
41.95
|
13.53
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16/02/2013 22:16
|
Mw 4.8
|
4 km W Sora (FR)
|
17
|
41.71
|
13.57
|
06/08/2009 17:36
|
Mw 4.0
|
3 km S Fontechiari (FR)
|
16
|
41.65
|
13.67
|
22/07/2007 19:26
|
ML 4.0
|
4 km SW LecceMarsi(AQ)
|
16
|
41.91
|
13.67
|
Se guardiamo una mappa degli
epicentri localizzati finora, l’area interessata si estende per circa 3 km in
senso est-ovest e circa 2 km in senso nord-sud.
L’area colpita
Epicentri della sequenza iniziata il
6 novembre 2019 al confine tra Lazio e Abruzzo. Sono riportati gli epicentri di
124 eventi di magnitudo compresa tra 0.5 e 4.4 (dati da terremoti.ingv.it)
Considerando che le localizzazioni
epicentrali mostrano sempre una dispersione degli epicentri maggiore del reale
(pur avendo in quest’area la rete nazionale INGV un’ottima performance, con
errori sui parametri contenuti), l’area interessata è verosimilmente anche più
piccola di 3 km x 2 km, una dimensione appropriata per un evento di magnitudo
4.4 (sia la magnitudo ML che quella Mw hanno questo valore). Stiamo quindi
osservando l’attivazione di una porzione di faglia molto piccola; non sappiamo
come questa sia collegata con le grandi faglie presenti nel sottosuolo e
visibili in superficie che sono probabilmente l’origine dei grandi terremoti
del passato (come quello del 1349, del 1654 ecc.). Queste devono avere avuto
un’estensione di centinaia di km2. Questo non significa che non
possano “rompersi” per intero nuovamente (anzi prima o poi lo faranno di
sicuro), ma per il momento l’attività è confinata in un volume piuttosto
ristretto. Va detto comunque che nei casi di forti terremoti preceduti da altri
eventi sismici (foreshocks), l’attività precedente i forti terremoti è
generalmente contenuta in un volume ristretto. In sostanza quindi la sequenza
di questi giorni non può dirci molto più di quello che sappiamo
sull'attivazione di un eventuale forte terremoto. Secondo alcuni modelli
statistici c’è un aumento di probabilità di un forte terremoto quando avviene
un evento anche piccolo come quello del 7 novembre, ma le probabilità calcolate
restano comunque basse. È assodato che la stragrande maggioranza di queste
sequenze (tra il 95% e il 99%) finisce dopo alcuni giorni o settimane senza un
forte terremoto.
Cosa fare?
Comprensibile la paura. L’unico modo per vincerla è essere sicuri delle case in cui si vive, delle scuole dove mandiamo i nostri figli, dei posti di lavoro, ecc. Approfittiamo di queste occasioni (eventi forti ma sotto la soglia del danno) per ricordarci che viviamo in una terra sismica e mettiamoci in sicurezza prima che arrivi quello forte (che prima o poi arriva, speriamo tra un po’ di anni così abbiamo il tempo per ridurre il rischio).
A cura di Alessandro Amato, INGV-ONT.
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