23 gen 2019

‘Ndrangheta ad Aosta: 16 arresti. In carcere un consigliere regionale e altri politici locali

Le accuse: associazione di tipo mafioso e concorso esterno nella stessa, estorsione tentata e consumata, tentato scambio elettorale politico-mafioso, traffico illecito di droga, detenzione e ricettazione di armi, favoreggiamento personale. Le indagini sono state avviate nel 2014 dai carabinieri nei confronti di alcuni esponenti della criminalità organizzata calabrese residenti ad Aosta e riconducibili anche alla famiglia Nirta-Scalzone di San Luca.

22 gen 2019

Roma, Castelnuovo di Porto scatta la protesta pro-rifugiati: "Restiamo umani, no alla chiusura del Cara"

Il Comune contro il trasferimento coatto dei bambini e dei profughi: "Così si cancella un'esperienza di integrazione e si perdono cento posti di lavoro". Mobilitate associazioni, sindacati e residenti: un presidio permanente e una marcia silenziosa di solidarietà per gli ospiti e i dipendenti del centro visitato da papa Francesco.

"Castelnuovo di Porto resta umana e si schiera dalla parte dei rifugiati". Un presidio permanente dal mattino e una marcia silenziosa, alle 17, dalla Chiesa di Santa Lucia fino al Cara per esprimere solidarietà ai bambini e ai giovani richiedenti asilo che verranno trasferiti a breve per effetto del decreto Salvini. Ma anche per testimoniare la vicinanza ai dipendenti del centro d'accoglienza a rischio licenziamento per l'annunciata chiusura della struttura. Il passaparola è girato veloce mobilitando associazioni, sindacati, gruppi parrocchiali e residenti da anni impegnati in attività di inserimento e inclusione sociale dei migranti. E si mobilitano anche molti ragazzi delle scuole che da un giorno all'altro non vedranno mai più i loro compagni approdati nel comune sulla Tiberina dopo essere scappati da guerre e violenze. La brutta notizia arrivata all'indomani della partecipazione gioiosa e festosa di tanti giovani rifugiati alla corsa antirazzista di Miguel che sta creando una catena di solidarietà attorno al Cara, visitato nel marzo 2016 da papa Francesco, ai suoi ospiti e ai suoi lavoratori. Da ieri il sito del Comune è stato tempestato da molte dichiarazioni di protesta contro la serrata mentre martedì 22 gennaio scatteranno le prime manifestazioni.Sono questi i primi effetti, a poco più di un mese dalla conversione in legge, del Decreto Sicurezza: il Cara, tra la Tiberina e la Salaria, il secondo più grande d’Italia, è in via di chiusura. Durante la settimana inizieranno infatti gli spostamenti di 300 rifugiati in tante regioni italiane, a cui si aggiungeranno le uscite obbligatorie dei titolari di protezione umanitaria, ormai senza più diritto all’integrazione prevista dalla seconda accoglienza.

"In un colpo solo saranno spazzati via non solo anni di impegno e buon lavoro per un’accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive del territorio, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili, portata avanti dal Comune insieme alla Prefettura di Roma, ma andranno persi anche 107 posti di lavoro dei dipendenti del gestore del Centro - sostengono gli amministratori di Castelnuovo di Porto - Uno dei primi atti da parte di questa nuova amministrazione comunale, infatti, dopo il grande caos di Mafia Capitale, è stata proprio la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la Prefettura di Roma per la realizzazione di progetti culturali e di volontariato (museo di arte e mestieri, rassegne fotografiche, corsi di teatro), ma soprattutto per l’inserimento scolastico dei bambini, che da domani saranno costretti a lasciare aula, maestre e compagni senza sapere dove andranno e cosa li aspetta".


Il Cara di Castelnuovo, una struttura pienamente funzionante che in 11 anni ha ospitato anche 1000 richiedenti asilo insieme, resterebbe aperto con soli 220 ospiti. 

"Insomma a Castelnuovo esiste, o meglio “esisteva”, una gestione positiva del fenomeno dell’immigrazione che non ha mai dimenticato l’aspetto della sicurezza, requisito necessario per favorire l’integrazione stessa grazie ad una efficace collaborazione con il comando dei carabinieri di Bracciano. Tutto ciò è stato possibile nonostante le difficoltà socioeconomiche dell’area - accusa l'amministrazione comunale - Ma, purtroppo, i primi effetti del decreto sicurezza spazzano via questa nostra positiva esperienza senza neanche la possibilità di trasformarla in un’operazione migliorativa di integrazione/inclusione che portasse al superamento (dovuto e naturale) del sistema-Cara attraverso l’accoglienza diffusa del sistema SPRAR. Fra poche ore, quindi, decine di persone si troveranno a girovagare per le strade di provincia a due passi da Roma, in pieno inverno. Questa non è sicurezza. bambini e gli adulti verranno “confinati”, senza aver consentito loro nemmeno di salutare i compagni di classe, i compagni di squadra o i nuovi amici del paese. Alcuni sono titolari di permessi di soggiorno, altri senza carta d'identità. Tutti dovranno affrontare un nuovo viaggio senza meta. Questa volta, però, il viaggio avverrà in uno dei paesi fondatori dell’Europa. Quella stessa Europa fondata sui valori e sui principi di solidarietà e di riconoscimento dei diritti universali dell’uomo".

“Da amministratore locale dico che il problema dell'Italia non sono i migranti - attacca il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini - ma le problematiche diffuse ed endemiche che affrontiamo tutti i giorni: disoccupazione, corruzione, mafie, evasione fiscale, una giustizia che non funziona e che non riesce a garantire la certezza della pena, la mancanza di risorse per mettere in sicurezza i territori.
Castelnuovo di Porto auspica che la furia del Governo nell’affrontare il fenomeno dell’immigrazione contagi anche questi altri fronti, eterne emergenze del nostro territorio e dell’Italia intera, ribadendo che siamo comunque pronti a fare la nostra parte affinché non venga dispersa la competenza acquisita negli anni nei sistemi di accoglienza e affinché si avviino forme di concertazione per il reinserimento dei lavoratori abbandonati al loro destino di disoccupati. Ci meriteremmo insomma più di un riconoscimento dal momento che Castelnuovo di Porto ha fatto fronte per oltre 10 anni ad una emergenza nazionale”. 

Mobilitati anche i sindacati. "Senza alcun rispetto per i percorsi già avviati e per le buone esperienze di accoglienza e integrazione sul territorio, bambini e ragazzi che hanno frequentato fino a oggi le scuole della cittadina, vengono di colpo spostati con le loro famiglie - scrive in una nota la Fp Cgil di Roma e Lazio - Sono gli effetti drammatici del Decreto Sicurezza, che cancella i permessi di soggiorno umanitari (una delle tre forme di protezione che potevano essere accordate ai richiedenti asilo), e con essi anche esperienze decennali di ottima gestione, come in questo Cara, dove si è garantito fino ad oggi un percorso di due anni che includeva accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all'edilizia popolare. Le Prefetture di tutta Italia stanno procedendo con interventi simili, iniziando a spostare le persone ospitate nei Cara e nei Cas in altre regioni".

"Entro il mese con tutta probabilità, il centro verrà chiuso e anche gli altri, con le stesse modalità, saranno spostati. Il futuro? Non è difficile immaginarlo.
Stessa sorte potrebbe toccare presto agli altri Cara e Cas del Lazio, i centri gestiti dalla Prefettura. Incertezza anche sul futuro della rete Sprar, i centri di competenza comunale, per alcuni dei quali si prevede l'imminente spostamento degli ospiti. A breve un incontro con il Dipartimento di Roma Capitale per affrontare il tema - prosegue il siandacato - Di punto in bianco si tolgono investimenti e si crea irregolarità. Bruciando in un solo colpo percorsi di integrazione già avviati e rendendo irregolari gli ospiti, in attesa di un'espulsione che in realtà sarà difficile concretizzare.
Resteranno in strada, senza alcuna protezione, senza rispetto per quel che fino a oggi - grazie al supporto garantito dai centri - sono riusciti a ricostruire. Futuro incerto non solo per i migranti, ma anche per i lavoratori: 42 operatori della cooperativa sono di Castelnuovo, e drammatico è l'impatto occupazionale per il territorio".

"Il tema è delicato - conclude la Fp Cgil Roma e Lazio - e sarà necessaria una grande mobilitazione. Stiamo definendo, insieme a Cisl e Uil, le prime azioni di contrasto ai pericolosi effetti del decreto "sicurezza", che stanno generando una gravissima e doppia emergenza sociale, perché si torni a parlare di politiche di accoglienza e non si creino emergenze sociali come questa".

Mafia, parlano due pentiti e scatta il blitz a Palermo: 7 fermi. Volevano ricreare la Cupola

La svolta è arrivata con le rivelazioni dei due pentiti Filippo Colletti e Filippo Bisconti. Tra i fermati anche Leandro Greco, nipote di Michele, padrino di Ciaculli, e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano Salvatore. Entrambe erano due figure di vertice.

Ai magistrati hanno confermato la riorganizzazione di Cosa nostra, svelando le sue dinamiche interne e fornendo elementi importanti a carico di Leandro Greco, Calogero Lo Piccolo e Giovanni Sirchia. Fermati insieme ad altre quattro persone, tutte accusate di volere ridare vita alla Cupola. Il decreto di fermo emesso dalla Dda – nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal capo dell’Antimafia di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai pm Roberto Tartaglia e Amelia Luise – arriva dopo le dichiarazioni del pentito Filippo Colletti, capomafia di Villabate fermato il 4 dicembre dai carabinieri con l’accusa di far parte della nuova commissione di Cosa nostra. Grazie alle sue dichiarazioni e alle rivelazioni di un nuovo pentito, Filippo Bisconti, finito in manette nella stessa indagine, i pm sono riusciti ad aggiungere un ulteriore tassello all’inchiesta sulla rinata Cupola. Un progetto che era stato scoperto a dicembre e aveva portato al fermo di 47 tra boss e gregari. Tra i fermati di oggi anche Leandro Greco, nipote del Papa di Cosa nostra Michele, padrino di Ciaculli, e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano Salvatore Lo Piccolo. Entrambe considerate due figure di vertice.
Fermato anche Giovanni Sirchia, affiliato alla famiglia mafiosa di Passo di Rigano, e accusato di aver partecipato alla ricostituzione dell’organo direttivo di Cosa nostra occupandosi della consegna ai boss delle convocazioni per i summit e di aver accompagnato alcuni padrini alle riunioni. In cella anche Giuseppe Serio, Erasmo Lo Bello, Pietro Lo Sicco e Carmelo Cacocciola ai quali è stato contestato il reato di associazione mafiosa e alcuni episodi di estorsioni commesse nel territorio del mandamento mafioso di San Lorenzo.

Colletti, ai vertici della nuova Commissione, venne intercettato mentre parlava in auto col suo autista Filippo Cusimano. “Si è fatta comunque una bella cosa.. per me è una bella cosa questa.. molto seria… molto…con bella gente.. bella! grande! gente di paese..vecchia gente di ovunque”, disse confermando i sospetti degli inquirenti sulla restaurazione dell’organo direttivo. Colletti e Bisconti hanno rivelato ai magistrati il loro ruolo di vertice dei ‘mandamenti’ di Villabate e Belmonte Mezzagno. Entrambi hanno inoltre confermato la riorganizzazione della Commissione provinciale di Cosa nostra svelando le dinamiche interne alla stessa e hanno fornito elementi importanti a carico di Leandro Greco, Calogero Lo Piccolo e Giovanni Sirchia.

La svolta – A mezzogiorno del 29 maggio scorso quattro boss palermitani, tutti all’epoca sotto indagine, fanno perdere le proprie tracce per qualche ora. Spariscono. E nessun aiuto agli investigatori, che da mesi li tengono sotto controllo, arriva dai cellulari che, evidentemente disattivati, non danno indicazioni sui loro spostamenti. A fornire agli inquirenti in modo involontario la chiave del mistero è uno dei quattro, Francesco Colletti, il capomafia di Villabate ora pentito: qualche ora dopo in auto con un uomo d’onore racconterà la cronaca del summit tra i padrini palermitani appena concluso. In quella riunione, il cui luogo è tuttora misterioso, i capimafia hanno riportato in vita la commissione provinciale di Cosa nostra e designato il nuovo capo dei capi: Settimo Mineo, 80 anni, professione ufficiale gioielliere, imputato al maxiprocesso (nella foto). Le parole intercettate di Colletti per i carabinieri e i pm della Dda di Palermo sono state la conferma di un sospetto di mesi: i boss rivolevano la Cupola. Perché con la morte del padrino c’è bisogno delle antiche certezze e di un organismo che decida “le cose gravi”. Colletti finisce in carcere e poco dopo comincia a parlare. La stessa scelta di rottura la fa un altro fermato, Filippo Bisconti, reggente del mandamento mafioso di Misilmeri.

21 gen 2019

Israele bombarda obiettivi Iran in Siria Insolita dichiarazione ufficiale, 'Damasco non ci colpisca'

(ANSA) - GERUSALEMME, 21 GEN - Con una mossa davvero insolita, l'esercito israeliano ufficializza l'attacco contro obiettivi militari iraniani in Siria e intima alle autorità siriane di non vendicarsi contro Israele. La dichiarazione arriva ore dopo il bombardamento aereo diurno effettuato nei pressi dell'aeroporto internazionale di Damasco. Fino ad ora Israele non aveva mai ammesso operazioni militari nella vicina Siria. Obiettivo di Israele è la 'Forza Qods' iraniana in territorio siriano.

18 gen 2019

Cadavere murato in una villa nel milanese, potrebbe essere scomparso da Genova“

Cadavere ridotto a scheletro in muri villa Senago, possibile scomparso da Genova
Potrebbe appartenere a un uomo, scomparso da Genova nel 2013, il cadavere trovato murato in una villa di lusso di Senago in provincia di Milano“
Cadavere ridotto a scheletro in muri villa Senago, possibile scomparso da Genova
Lo scheletro trovato murato in una villa di lusso a Senago nel milanese potrebbe appartenere a un uomo sparito da Genova nel 2013. Il decesso risalirebbe almeno cinque anni fa. È quanto emerge dai primi risultati delle indagini dei carabinieri sul cadavere scoperto martedì mattina dietro un'intercapedine di una dependance all'interno della "Villa degli occhi".

Il corpo, ormai ridotto a uno scheletro, era stato trovato durante alcuni lavori di ristrutturazione nella splendida struttura del Settecento, che sette anni fa - gli ultimi interventi furono allora - era stata trasformata, almeno in parte, in un residence con case di pregio. 

I militari, grazie a un medico legale, avevano subito accertato che quelle ossa erano di un uomo tra i trentacinque e i quarantacinque anni. Il suo decesso - stando ai primi risultati arrivati - risalirebbe almeno a cinque anni fa. 

Per l'identificazione del corpo, stando a quanto appreso, gli inquirenti stanno approfondendo una serie di nominativi di cui, in quel periodo, è stata denunciata la scomparsa. In particolare si sta vagliando, tra le varie ipotesi, quella che porta a un cittadino albanese di cui si erano perse le tracce a Genova in un arco temporale compatibile.

Di pari passo il lavoro degli investigatori prosegue per capire come sia morto l'uomo; fra le ipotesi al vaglio anche quella dell'omicidio.



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