21 giu 2018

"L’ho scelto io". Adesso Virginia smentisce Raggi

La sindaca cambia versione. Il legale genovese "in Comune ogni 10-15 giorni".

«Sono stata io a chiedere a Fraccaro e Bonafede di poter parlare con il consulente del Comune di Livorno». Sono le 15,30 di venerdì scorso quando il sindaco di Roma Virginia Raggi spiega al procuratore capo Giuseppe Pignatone e ai pm titolari dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma come sia arrivata alla «collaborazione» con l’ex presidente di Acea Luca Lanzalone, finito agli arresti domiciliari. Ma il primo cittadino, qualche ora prima, davanti alle telecamere di Porta a Porta, aveva dichiarato: «Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, che all’epoca facevano parte del gruppo che si occupava di enti locali per il M5S mi presentarono l’avvocato Lanzalone». Lo stesso ministro della Giustizia due giorni fa ha dichiarato che era stato il sindaco a scegliere «MrWolf». Proprio per queste incongruenze, i magistrati hanno deciso di convocare come testimone una seconda volta la Raggi.

Nel primo interrogatorio i pm le chiedono «come arriva l’avvocato Lanzalone al Comune di Roma?». E Raggi: «...ritenevo necessario il suo contributo (Lanzalone ndr) per la definizione di alcune questioni giuridiche che riguardavano alcune partecipate del Comune di Roma. Abbiamo avuto alcuni incontri esplorativi per capire se fosse possibile avviare un rapporto di consulenza. Se non ricordo male all’inizio non intendevo investirlo anche della questione stadio, ma poiché non riuscivo ad avere risposte concrete con Berdini – il quale riteneva che la conferenza servizi sarebbe stata chiusa con un parere negativo e così il problema stadio sarebbe stato risolto – ho pensato di avvalermi di Lanzalone anche per avere il suo supporto quale consulente, nell’affrontare questioni giuridiche inerenti il percorso per l’approvazione dello stadio»..

Conto alla rovescia per la fattura elettronica: cosa c’è da sapere

Dal primo luglio la fattura elettronica diventa attiva anche in Italia nell’acquisto carburanti e appalti degli uffici pubblici. Ecco come funziona.

È fissata per il primo gennaio 2019 l’entrata in vigore dell’obbligo di fattura elettronica tra privati. A partire da quella data, per tutte le partite Iva (escluso chi opera in regime di vantaggio e chi applica il regime forfettario) sarà questo l’unico formato valido per l’emissione di fatture.

A fare da apripista però, secondo le disposizioni previste nella legge di bilancio 2018, saranno i gestori di distributori di carburanti. Stessa scadenza anticipata anche per le prestazioni rese nell’ambito di contratti di appalto stipulati con una pubblica amministrazione. In questo caso si parte il primo luglio.

Chi è interessato

Tutte le partite Iva, salvo i regimi avvantaggiati o a forfait. Dovranno erogarla per le spese carburante e gli appalti con la pubblica amministrazione.

Quando?
Dal primo luglio. Il provvedimento nasce per restringere la maglia dell’evasione fiscale e prevede che tutte le fatture debbano essere emesse, trasmesse e conservate esclusivamente nel formato e nelle modalità elettroniche previste dalla legge.

Che formato si usa
Il formato corretto della fattura elettronica è Xml (Extensible markup language), che consente di definire e controllare le informazioni contenute in un documento digitale ai fini dei controlli previsti per legge.

Per avere piena validità legale poi c’è bisogno della firma digitale. Per richiederla, cittadini, amministratori e dipendenti di società e uffici pubblici possono rivolgersi ai certificatori accreditati dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) oppure ottenere dalla propria Camera di commercio la Carta nazionale dei servizi.

Roma, giovane lesbica rifiutata al colloquio di lavoro: «A noi servono donne, non maschi mancati»

Ha risposto ad un annuncio di lavoro per uno stand di tiro al bersaglio presente alla manifestazione "Lungotevere in Festa 2018", ma dopo una breve conversazione via chat si è vista negare il colloquio. Motivo? «A noi servono donne, non maschi mancati - le hanno risposto dopo aver visto il suo profilo- Ti presenti come donna, ma hai l’aspetto da maschio».

L'ennesima storia di discriminazione ha per protagonista Valentina, giovane omosessuale romana, che di fronte a quell'incredibile risposta ha provato a difendersi: «Pensavo servissero persone educate e gentili, ben disposte verso il cliente, non sapevo che si dovesse fare una sfilata di moda». La replica è stata ancora peggio: «Non sono io che comunico male - le hanno scritto - Sei te che vuoi prendere da entrambe le parti e non hai capito cosa vuoi essere. Prima capisci qualcosa a proposito della tua identità, poi ti potrai proporre per lavori in cui si cercano RAGAZZE».

20 giu 2018

Legnano, occupata abusivamente la villa di via Pasubio: era di un boss della 'ndrangheta

La polizia locale ha trovato nell'immobile cinque cittadini di nazionalità tunisina, irregolari in Italia.

Legnano (Milano), 19 giugno 2018 - Villa sequestrata alla 'ndrangheta, diventerà un centro antiviolenza dedicato alle donne in difficoltà, ma per il momento era semplicemente stata trasformata nella casa non autorizzata di cinque persone, tutti di nazionalità tunisina e tutti irregolari: il blitz "condotto ieri alle prime ore della mattina dagli uomini del comando di polizia locale che hanno fatto irruzione nello stabile di via Pasubio in questione ha infine condotto a cinque denunce per occupazione abusiva di immobile e alla segnalazione all’Ufficio Immigrazione di Milano che sta portando avanti le pratiche per l’espulsione dal territorio nazionale. Gli agenti sono entrati in azione di buon mattino, intorno alle 6,30, e una volta entrati nello stabile hanno trovato le cinque persone, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, tutte sprovviste di regolari permessi di soggiorno.

I cinque sono dunque stati denunciati per occupazione abusiva di immobile e sono poi stati condotti all’Ufficio Immigrazione di Milano. A breve lo stabile di via Pasubio, bene sequestrato alla mafia e poi assegnato al Comune di Legnano, sarà messo in sicurezza e chiuso per evitare ulteriori occupazioni, in attesa che la villa venga assegnata alla sua destinazione di casa di accoglienza.

Risse fra bande e terrore: Pisa ormai è una città irriconoscibile / VIDEO

Un'altra notte di guerriglia fra stranieri. E un commerciante è rimasto ferito

Pisa, 20 giugno 2018 - Piazza dei Miracoli risplende nel suo eterno biancore, sotto gli occhi incantati di migliaia di turisti che arrivano dai quattro angoli del pianeta solo per ammirarla. Risplende anche oggi nella sua bellezza marmorea, quasi ignorando la faccia ferita dell’«altra città».

Di quella Pisa che macchia col sangue i sampietrini delle piazze e dei vicoli tanto osannati nelle guide di viaggio. La scia rossa è ancora fresca dopo la rissa – l’ultima, in senso meramente cronologico – di lunedì notte. In terra ci sono i vetri e i sassi che dai lungarni portano in Vettovaglie, il quadrilatero costruito da Cosimo I de’ Medici per ospitare il mercato delle granaglie, dove due bande di spacciatori extracomunitari si sono scontrate per la spartizione del territorio. La pioggia di bottiglie ha travolto tutto e tutti, anche i tanti giovani ignari che erano in giro per godersi la movida, quella sana.

È stato il fuggi fuggi generale, con gente costretta a barricarsi nei locali. Qualcuno è rimasto ferito. In tre sono finiti in ospedale. Tra questi anche un imprenditore – Dario De Nigris – che ha cercato di difendere il suo pub e con questo l’orgoglio di una città che sembra essere stata inghiottita da un vortice di violenza senza fine.

«La prima rissa si è scatenata sul lungarno Pacinotti a mezzanotte quando una decina di ragazzi, credo nigeriani, ha iniziato a lanciare birre verso altrettanti tunisini. Nel mezzo ci son finiti anche alcuni passanti ed è stato necessario chiamare il 118 – racconta De Nigris dal suo letto d’ospedale in attesa di subire un intervento chirurgico –. Poi le bande si sono spostate verso l’interno e un’ora dopo è scoppiato l’inferno vero. Quando ho raggiunto vicolo delle Donzelle per fermarli, in quattro si sono staccati dal gruppo per aggredirmi. Mi hanno spaccato una bottiglia in faccia per strapparmi di mano il cellulare col quale stavo avvisando la polizia. Sono caduto e hanno continuato a colpirmi. È successo tutto in pochi attimi».

Non sono bastate le grida di dolore del cinquantenne per fermare la loro furia. Furia bestiale, armata anche di coltello, che si è riversata poi in piazza dei Cavalieri, proprio ai piedi della celebre scalinata ottocentesca che conduce alla Scuola normale superiore, altro simbolo dell’eccellenza pisana.

Nel frattempo il centro storico si era svuotato, lasciando cadere su una Pisa«irriconoscibile» un silenzio pesante.

Cala così il sipario su un’altra notte di ordinaria follia che, nella sua ferocia, ricalca il copione di tante altre.

«Non c’è niente di straordinario – commentano con sarcasmo i veterani del commercio cittadino –. Dobbiamo combattere ogni giorno con i malviventi, che si sentono liberi di delinquere. La situazione è preciptata nell’ultimo biennio. Pisa è ormai alla deriva. Viviamo in mezzo ad una guerriglia che nessuno ha intenzione di fermare».

Il fondo si era toccato già due settimane fa quando alcuni vu cumprà senegalesi presero a pugni i carabinieri, «colpevoli» di aver sequestrato la merce contraffatta: un caso diventato nazionale. Così come quest’ultima rissa sulla quale la politica non ha potuto tacere. I deputati del Pd eletti a Pisa – Stefano Ceccanti, Lucia Ciampi e Susanna Cenni – già ieri hanno depositato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

La domanda è stata secca: «Sono stati predisposti controlli accurati? C’è stata una pronta reazione delle forze dell’ordine e, in caso negativo, a quali cause e responsabilità tali mancanze devono essere attribuite?». La risposta non è tardata ad arrivare con l’esponente leghista che ha twittato l’hashtag #tolleranzazero: «I cittadini non ne possono più. Venerdì sera sarò in città». Sul piatto, del resto, c’è il ballottaggio tra il candidato sindaco Andrea Serfogli(centrosinistra) e Michele Conti (centrodestra) di domenica.