6 mar 2016

L’arte del Giubileo nelle chiese di Roma - Cultura & Spettacoli - iltempo

L’arte del Giubileo nelle chiese di Roma - Cultura & Spettacoli - iltempo: "Gli artisti, scrive Papa Francesco nel libro «La mia idea di arte», devono «contrastare la cultura dello scarto ed evangelizzare». Da questa riflessione emerge un messaggio forte ed essenziale, innervato dai temi della Misericordia e della centralità degli umili e dei poveri, visto che per Papa Bergoglio «l’arte ha in sé una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutto e a tutti, e a ciascuno offrire consolazione e speranza». Così, prendendo spunto proprio dall’evento giubilare e dalle riflessioni del Pontefice sull’arte, sabato 12 e domenica 13 si inaugurerà la mostra «7 Artisti in 7 Chiese per il Giubileo della Misericordia». Sarà una sorta di percorso giubilare articolato in importanti chiese del centro storico e della Diocesi di Roma: la Basilica di Sant’Andrea della Valle, la Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, la Basilica di Santa Maria sopra Minerva, la Chiesa del Gesù, la Basilica dei Santi Apostoli, la Basilica di San Marco Evangelista e la Chiesa di San Giacomo in Augusta. In ciascun luogo sacro verrà esposta un’opera di un artista contemporaneo ispirata a Gesù Cristo, sull’onda dell’invito di Papa Francesco a riconoscere in Lui il «volto misericordioso di Dio Padre». Ecco così coinvolti grandi pittori visionari come Ennio Calabria, Alessandro Kokocinski e Riccardo Tommasi Ferroni (scomparso nel 2000), uno scultore di fama internazionale come Giuliano Vangi, due validi scultori come Vincenzo Gaetaniello e Ernesto Lamagna, e un pittore dell’immaginario quale Giovanni Tommasi Ferroni.
L’iniziativa, curata da Paola Di Giammaria e sostenuta da Il Cigno GG Edizioni di Roma, è nata dalla volontà dei Rettori delle Chiese-Basiliche di Roma, coordinati da Padre Daniele Libanori (Chiesa del Gesù). E la mostra, secondo quanto affermato nel «Manifesto degli Artisti» sottoscritto da Lamagna, è intesa come un «punto di partenza nella prospettiva e nel desiderio di riprendere un dialogo a voce alta con le Comunità Cristiane e con la più ampia Famiglia Umana chiamata a riconoscere la comune vocazione alla bellezza riconosciuta come il soffio che dà vita all’anima, come stimolo all’intelligenza, come orizzonte dei giovani artisti».
Così questo Manifesto riprende l’invito di Papa Francesco ad aprirsi al mondo e all’inclusione rivolto prima di tutto alla Chiesa stessa, tanto che il Pontefice, con una presa di posizione in qualche modo rivoluzionaria, la sprona a guardare «alle tante forme espressive attuali. Non dobbiamo avere paura di trovare e utilizzare nuovi simboli, nuove forme d’arte, nuovi linguaggi, anche quelli che sembrano poco interessanti a chi evangelizza o ai curatori ma che sono invece importanti per le persone, perché sanno parlare alle persone». E in effetti l’arte sacra o religiosa può avere un significativo futuro davanti a sé purché sia fatto uno sforzo di buona volontà sia da parte degli artisti nell’interpretare, liberamente, le esigenze legittime della Chiesa sia da parte di quest’ultima che non deve imporre a forza un’immagine rigida, codificata e immutabile.
Si pone proprio su questa strada di reciproco dialogo l’iniziativa dei «Sette Artisti in sette Chiese» e le opere rivelano anche il coraggio di un impatto anticonformista con il grande tema della Crocifissione. Ne dà prova potente lo sconvolgente Cristo crocifisso dipinto da Ennio Calabria e come sospeso in un vuoto enigmatico, inteso come sorgente di tutte le possibilità: su una croce di pietra che è già tomba e che sembra incombere pericolosamente sull’osservatore, Gesù si contorce col ventre gonfio, in attesa della morte, e con un braccio si aggrappa disperatamente allo strumento del supplizio mentre l’altro, con gesto opposto, sembra quasi staccarsene con uno strappo. È un’opera impressionante, un pugno nello stomaco che è anche un omaggio ai martiri e alle vittime innocenti della violenza umana. Interessato alla problematica immanenza del sacro nella vita di tutti giorni, Calabria è più sensibile alle domande generatrici di inquietudine che non alle certezze dogmatiche.
Del resto anche il Cristo scolpito da Lamagna e ridotto a un moncherino intriso di indicibile sofferenza suscita reazioni forti che vanno al di là del tema puramente sacro. Né va dimenticato che da tempo immemorabile sono state proprio la religione e la ricerca del trascendente a insegnare all’uomo la potenza dell’immagine. Così ha ragione il Cardinale Gianfranco Ravasi nel notare che «l’arte ha una naturale parentela con la fede, e le loro missioni dovrebbero essere analoghe: rompere la superficialità, varcare i confini, affacciarsi sugli abissi dell’essere e dell’esistere, trascendere i perimetri dell’evidenza ovvia». In fondo, questa mostra vuole ribadire proprio la necessità del cammino comune che arte e fede conducono verso il mistero."

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