7 nov 2015

Lettera alla città di Roma: urge "un supplemento di anima"

Lettera alla città di Roma: urge "un supplemento di anima": "Le nuove povertà, l’accoglienza e l’integrazione, la formazione di una nuova classe dirigente nella politica. Sono i contenuti della ‘Lettera alla Città’ presentata ieri sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dal cardinale vicario per la diocesi di Roma, Agostino Vallini. Il servizio di Francesca Sabatinelli:


Roma oggi vive transizione e crisi. Corruzione, impoverimento urbanistico, crisi economica: sono soltanto alcuni degli “affanni” di una città in cui aumentano le povertà, le tensioni sociali, soprattutto di fronte alla “sfida dell’immigrazione”, alimentate anche dalla “sfiducia nelle istituzioni civili e la perdita del senso di appartenenza sociale”. Il cardinale Vallini parla ai romani tutti, con una lunga lettera in cui mette a fuoco i dolori che investono oggi la capitale, in cui chiama i cristiani della città a brillare come “luce del mondo” e ad un forte impegno per “imprimere nuovo slancio e passione alla rigenerazione della vita sociale”. Tante le sofferenze di Roma, molte delle quali provocate dalla disoccupazione, e poi le diseguaglianze tra centro e periferie, gli steccati tra ambienti sociali diversi. Va poi anche “ristabilito un nuovo patto generazionale tra adulti e giovani”.

Il porporato elenca i segnali del degrado urbano di alcuni quartieri, ai quali si aggiungono problemi di sicurezza e di violenza. Chiede poi di non accusare o condannare le istituzioni o la società, ma piuttosto di fare ognuno la propria parte, perché alla radice del problema “c’è una profonda crisi antropologica ed etica”. La lettera è un richiamo a sconfiggere “la diffidenza”, laddove sembra smarrito “il senso condiviso dell’inviolabile dignità della persona” i romani devono ritrovare il prezioso tesoro che è il Vangelo. E poi ancora un appello: perché in questo Anno Santo della Misericordia si agisca “concretamente affinché Roma diventi sempre più abitabile”. Occorre “ripartire dalle molte risorse civili e religiose della città”, ricordando sempre “il ruolo della Chiesa”, soprattutto nella persona del Papa. La Chiesa intende rendere Roma “più attiva, più partecipe e più unita. Aperta a tutti e che vada incontro ai bisogni e alle richieste della popolazione”.

Cinque le sfide che si devono quindi affrontare. La prima: la povertà delle famiglie, assillate dalla mancanza di lavoro, non sostenute dai sussidi e, in alcuni casi, colpite anche dal gioco d’azzardo, piaga che deve essere affrontata con “interventi rapidi e decisi a livello culturale e normativo”. Vallini ricorda inoltre la necessità di politiche a sostegno di chi non ha casa, di chi ha perso il lavoro, dei separati, di anziani, di immigrati e dei senza fissa dimora.

Altra sfida: l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati tutti, che devono essere aiutati, loro e le famiglie, ad integrarsi con  strategie efficaci e condivise. La “comunità cristiana è impegnata a promuovere la cultura dell’incontro”, si dovrebbero quindi organizzare “eventi comuni contro la violenza e contro le stragi commesse in nome di Dio”. La Chiesa è quindi pronta a rispondere alla richiesta del Papa di accogliere una famiglia di profughi e a combattere “ogni forma di sfruttamento prodotto dalla «cultura dello scarto»”: da quello economico degli studenti fuori sede e degli stranieri, a quello della prostituzione.

Terza sfida: l’educazione. Nell’era di Internet il rischio è di “un determinismo tecnologico per cui si spostano verso la ‘rete’ compiti che sono propri dei soggetti educativi, come ad esempio quelli di promuovere alla libertà e alla democrazia”. Altro rischio serio: quello di “emarginare l’educazione al pensiero critico a favore di una mitologia dello sviluppo economico”. Non si può “insegnare alle nuove generazioni che l’unica cosa che conta è la crescita della quantità di denaro”. Serve quindi  “costruire una cultura di spessore, tutelare e includere gli alunni fragili e in difficoltà, promuovere il senso etico e civico, educare alla legalità, al rispetto reciproco e all’accoglienza di ciascuno”, un impegno che richiama alla necessità di un uso competente e consapevole dei mezzi di comunicazione, punto che riveste la quarta sfida.

Negli ultimi trent’anni, scrive  Vallini, i mass media, soprattutto le tv,  hanno  “proposto immaginari sociali e modelli di vita spesso irreali, suscitando aspettative di successo e di benessere, e non di rado legittimando nell’opinione comune l’uso di mezzi moralmente censurabili per raggiungere tali obiettivi”. Il mondo proposto è spesso “un brutto posto dove non verrebbe voglia di vivere”, che strumentalizza in modo degradante l’immagine della donna, dove si fa “scempio della conflittualità familiare e della coppia”, dove “si produce una volgarità invadente” e si legittimano comportamenti  “violenti e di prevaricazione”. “Si impone quindi l’urgenza di ricostruire una cultura collettiva più umana e più vera. Più attraente”. La Chiesa intende essere presente “nell’agorà dei media, offrendo la sua voce ed il suo punto di vista”."
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