5 ago 2022

La seconda vita dei bunker, da rifugio per Vip a meta turistica

@ - I 'ricoveri' usati durante la Seconda guerra mondiale attirano turisti. Di recente la scoperta del rifugio antiaereo più grande di Roma nei sotterranei di un deposito Atac.

© Associazione Sotterranei di Roma
Il rifugio sotto al Monte Soratte

AGI - Sarà l'invasione dell'Ucraina che ha riportato l'incubo della guerra in Europa o forse semplicemente l'afa di questa estate che spinge a ricercare la frescura di sotterranei e scantinati: di sicuro negli ultimi mesi si è assistito a un ritorno di interesse per le centiania di bunker anti-atomici e di rifugi anti-aerei in Italia, per lo più residuati della Seconda guerra mondiale anche se alcuni sono ancora tenuti in funzione.

Lo dimostra l'interesse suscitato dalla scoperta, nei giorni scorsi, sotto a un deposito dell'Atac di quello che è probabilmente il più grande rifugio antiaereo di Roma: un labirinto di oltre 10 chilometri.

Di 'ricoverì, come venivano chiamati negli anni del fascismo, ce ne sono ancora tanti sparsi per la penisola. C'è quello del Monte Soratte, alle porte della Capitale, uno dei rifugi anti-atomici più grandi d'Italia e d'Europa, oggi adibito a museo, e il rifugio di Villa Torlonia, costruito per la famiglia di Benito Mussolini e mai completato dai vigili del fuoco che interruppero i lavori il 25 luglio 1943, giorno dell'arresto del Duce.

Gli esperti, secondo quanto apprende l'AGI, considerano questi due tra i rifugi storici più facilmente utilizzabili in caso di attacchi: andrebbero completati ma le strutture - a forma cilindrica e della profondità giusta - potrebbero essere un buon punto di partenza.

Fermo restando che è quasi impossibile garantire la sicurezza nel caso di un attacco con le armi nucleari Rnep, in grado di penetrare in profondità nel suolo, nella roccia e persino nel cemento armato per colpire un bersaglio pesantemente corazzato.

Il fallout radioattivo sarebbe comunque letale per chi vi si trova, spiegano gli esperti. Il bunker di Villa Torlonia, in cemento armato, misura 475 metri quadrati e ha un'intercapedine di 125 centimetri che lo isola dal resto della struttura.

Avrebbe potuto consentire la permanenza di 300 persone per un periodo di almeno 4 mesi. Il bunker Soratte, uno dei più grandi d'Italia con una estensione di 25mila metri quadrati, ha la particolarità di una struttura che consente il ricambio d'aria all'interno anche senza un sistema di ventilazione meccanica.

Gli altri rifugi, invece, non sono in grado di offrire alcuna protezione rispetto a un attacco atomico con armi di nuova generazione. È il caso del famoso bunker di Villa Ada, un vero e proprio palazzo di lusso sotterraneo con stanze dotate di un sistema di areazione a sovrappressione che serve per impedire l'ingresso di gas nocivi dall'esterno.

Oppure del rifugio di Palazzo Valentini, sede della Prefettura, costruito da zero accanto ai resti una villa romana. Ci sono poi quelli di Palazzo degli Uffici, nel quartiere Eur: un bunker, largo 450 metri e posto a 33 metri di profondità; quello di piazza Venezia costruito per il Duce; il rifugio alla stazione Termini; il palazzo dell'Esercito in via XX Settembre e il rifugio sotterraneo sotto la caserma dei vigili del fuoco in via Genova, a pochi passi dalla Questura di Roma.

Luoghi dal grande richiamo storico, come anche quello lungo 13 metri riaffiorato a via Gioia a Milano o quello di Piazza Risorgimento a Torino, ma poco funzionali in caso di attacchi.

Discorso diverso per altre strutture, meno conosciute ma più solide, chiamate, in gergo, "I bunker dei Vip" perché destinate a proteggere figure costituzionali o a garantire il comando e il coordinamento delle forze armate in caso di attacco. è il caso del bunker del comando interforze per le operazioni delle Forze Speciali (COFS) in via di Centocelle, a Roma. Questo è forse il rifugio più all'avanguardia, come sottolinea il giornalista Lorenzo Grassi, coordinatore del gruppo Ipogei Bellici dell'associazione sotterranei di Roma.

C'è poi la caserma Santa Rosa della Marina Militare in zona Cassia che ospita un bunker 37 metri sotto terra realizzato nel corso della Seconda guerra mondiale.
Al suo interno si trova la sala gestione sistemi della centrale operativa aeronavale, con sofisticate attrezzature per controllare le acque italiane, del Mediterraneo e internazionali.

Dimensioni da record per il rifugio della caserma Coppito della Guardia di Finanza dell'Aquila, in Abruzzo, dove è presente un piano sotterraneo gigantesco, praticamente a specchio rispetto alla base di 38 ettari.

Nel sottosuolo sono custoditi alcuni dei caveau della Banca d'Italia con dei fondi di riserva della Zecca dello Stato, oltre a una copia in backup dell'anagrafe tributaria di Roma.

Un rifugio di cui si parla poco è quello del deposito di Santo Chiodo di Spoleto, vicino Perugia, dove vengono portate le opere d'arte post terremoto. Ci sono poi i bunker delle basi militari della Nato presenti sul territorio italiano, come quella di Pratica di Mare.

Ma i cittadini in caso di attacco nucleare sarebbero protetti? Sarebbe molto difficile garantire la protezione alla popolazione e non solo in Italia. Eccezione è la Svizzera, Paese storicamente neutrale, ma che si è dotato di 360 mila bunker costruiti in case, istituti e ospedali, a cui si aggiungono anche 5 mila rifugi pubblici, raggiungendo così un grado di copertura che addirittura supera il 100% della popolazione.

24 lug 2022

Il primo autobus senza conducente in Italia è attivo a Torino

 @ Dopo la fase pre-demo di test dei veicoli, a partire da ottobre la Torino sarà la prima città italiana ad avere una flotta di autobus senza autista per il trasporto pubblico.


Torino è la prima città in Italia ad attivare il servizio di autobus senza autista per il trasporto pubblico. Dopo la fase pre-demo di test per i veicoli cominciata il 26 luglio e andata avanti per l’estate 2022, a partire da ottobre il capoluogo piemontese si doterà a tutti gli effetti di una flotta automatizzata. Le due navette a guida autonoma sono 100% elettriche e a realizzarle è la società francese Navya.

Autobus senza conducente: Torino lancia il servizio
Il bus Navya si chiama Autonom Shuttle Evo ed è definito dall’azienda una soluzione di mobilità intelligente, innovativa, efficace e pulita”. I due mezzi messi a disposizione per il trasporto pubblico torinese circoleranno su un percorso di due chilometri in zona Città della Salute e della Scienza, quella degli ospedali cittadini ex Molinette, Sant’Anna e CTO.

La sperimentazione su strada è stata coordinata dalla Fondazione LINKS e gestita da GTT (Gruppo Torinese Trasporti, la concessionaria del servizio di trasporto pubblico locale nel territorio comunale e nell’area metropolitana) grazie al progetto SHOW finanziato dall’Unione Europea all’interno del programma Horizon 2020. Quest’operazione rientra nel più ampio progetto pilota auTOnomo GTT.

L’Autonom Shuttle Evo trasporta fino a 14 passeggeri (11 seduti, 3 in piedi), funziona per 9 ore consecutive, raggiunge una velocità massima di 25 km/h e offre un viaggio comodo e confortevole. Il sistema di guida rileva in tempo reale gli ostacoli, che siano auto, biciclette o pedoni, in modo rapido e affidabile. È sempre presente a borso un operatore GTT per fornire l’assistenza necessaria.

Il servizio torinese, allestito su una specifica segnaletica, sarà flessibile a chiamata, ovvero il percorso è predefinito ma non fisso, come non sono fissi gli orari. Nella fase iniziale sarà anche gratuito e prenotabile tramite l’app auTOnomo GTT, disponibile prossimamente per dispositivi Android e iOS.

L’autobus senza autista a Torino da ottobre 2022
A partire dalla fine di ottobre, per tre settimane, gli shuttle circoleranno anche lungo un percorso autorizzato in una zona più a sud (tra via Valenza, via Ventimiglia, corso Maroncelli e via Genova) per testare alcuni casi d’uso. Nella fase demo di sperimentazione vera e propria, da ottobre 2022 a marzo 2023, le due navette saranno in servizio 6 ore durante i giorni feriali (dalle 12:30 alle 18:30) e 4 ore durante i festivi e pre-festivi (dalle 15 alle 19).

I partner tecnologici e di ricerca e sviluppo dell’iniziativa sono la società di mobilità sostenibile tedesca Ioki, la holding austriaca di software Swarco e la società in-house di smart mobility 5T, a totale partecipazione pubblica di comune e Regione Piemonte. Torino è una delle nove metropoli italiane tra le 100 città a impatto climatico zero entro il 2030 ed è l’unica città italiana a prendere parte alle sperimentazioni di veicoli autonomi previste da SHOW, il progetto europeo per la transizione verso un trasporto urbano sostenibile.

18 lug 2022

Torna Lazio in Tour, viaggi gratis su treni e bus per under 25

@ - Torna per il quinto anno consecutivo Lazio in Tour, l’iniziativa della Regione Lazio che permette di viaggiare gratuitamente su tutti i mezzi Cotral e treni regionali Trenitalia, fino al 15 settembre, regalando 30 giorni di viaggio ai giovani fino a 25 anni d’età all’interno del territorio regionale.


Ben 373 comuni e 1217 chilometri di ferrovia per 17.242 chilometri quadrati di territorio, tutto da scoprire: questi i numeri di Lazio In Tour che si prepara a tornare per tutta l’estate fino al 15 settembre 2022 per offrire ad oltre 500 mila giovani della regione una rinnovata formula del tradizionale interrail. Un interrail regionale gratuito, alla scoperta di un grande patrimonio artistico, culturale e naturalistico, ricco di località di mare e di montagna, paesaggi, siti archeologici e storici borghi medievali.

Lazio in tour gratis è un bellissimo progetto che abbiamo sperimentato per la prima volta nel 2019, e che quest’anno abbiamo voluto replicare anche alla luce del successo delle edizioni precedenti. Con questo progetto, che rientra all’interno di un più ampio programma di valorizzazione del territorio con particolare riguardo al turismo giovanile, diamo ai ragazzi e alle ragazze tra i 16 ed i 25 anni la possibilità di viaggiare gratis per un mese su autobus e treni regionali, alla scoperta del nostro meraviglioso Lazio. Un posto unico che va visitato e scoperto, con Lazio in tour dunque mettiamo a disposizione dei più giovani la possibilità di conoscere meglio il territorio in cui vivono. Un patrimonio culturale e archeologico immenso, con tanti piccoli gioielli, spesso nascosti nei Comuni limitrofi delle nostre province, che come Regione Lazio stiamo cercando di portare a conoscenza e riutilizzare, mettendoli a disposizione proprio dei più giovani”, ha dichiarato il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Da Roma a Frosinone, da Latina a Rieti e Viterbo passando per i tanti piccoli e medi comuni sparsi in ogni singola provincia: un viaggio nel territorio che è anche viaggio nella storia, alla scoperta di quella culla di culture che è il Centro Italia. Un’occasione imperdibile per i giovani della Regione per poter scoprire gratuitamente il patrimonio del Lazio, viaggiando da nord a sud tra aree celebri e territori meno noti a bordo dei mezzi pubblici del territorio.

Con questa iniziativa realizzata attraverso un’apposita collaborazione con Trenitalia e Cotral, vogliamo raggiungere due obiettivi fondamentali: incentivare i giovani all’uso dei mezzi pubblici e promuovere e valorizzare il territorio laziale, favorendo il cosiddetto turismo di prossimità”, ha sottolineato l’Assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità, Mauro Alessandri che conclude: “Nei prossimi giorni la società regionale LazioCrea S.p.A. provvederà a diffondere tutte le informazioni sul progetto tramite l’App specifica, fornendo anche assistenza tecnica a tutti i ragazzi che possiedono la carta”.

Un progetto che dà nuovo valore alle bellezze della Regione Lazio, puntando a riscoprirle attraverso la vitalità e l’entusiasmo dei giovani. Un’iniziativa, che, giunta alla sua quinta edizione, assume nuovo significato, quello del turismo di prossimità, ogni anno sempre più importante. Non a caso, Lazio In Tour ha riscosso grande successo nelle prime quattro edizioni, chiamando a raccolta oltre 80 mila giovani, che hanno attraversato i territori della Regione Lazio gli scorsi anni.

Lazio In Tour è reso possibile da Trenitalia e Cotral e permetterà a tutti i possessori della LAZIO YOUth CARD, di età compresa tra i 16 e i 25 anni compiuti, di viaggiare per un mese gratuitamente in tutta la regione, usufruendo degli autobus e dei treni regionali (ad esclusione di Leonardo Express, della Roma-Lido, della metropolitana di Roma e dei bus cittadini di altre aziende di trasporti). “Lazio in tour gratis 2022” è l’interrail della Regione Lazio, dedicato ai giovani tra i 16 ed i 25 anni e iscritti a LAZIO YOUth CARD, che permette l’uso gratuito dei mezzi Cotral e Trenitalia durante il periodo estivo. Il progetto, finanziato con 555 mila euro, offre ai giovani residenti nei Comuni del Lazio la possibilità di viaggiare gratis sui mezzi Cotral e Trenitalia, nel periodo che va dal 1° luglio al 15 settembre 2022 e per la durata di 30 giorni continuativi.

Lazio in Tour è solo una delle tante iniziative collegate a Lazio YOUth Card, un progetto della nostra amministrazione che ha vinto ancora una volta quest’anno il premio come migliore carta giovani d’Europa per la qualità dei benefit e degli sconti offerti e della nostra comunicazione. Un successo costruito dal basso che non ci appaga ma anzi ci sprona a programmare nei prossimi mesi iniziative e agevolazioni a favore dei nostri ragazzi, perchè vogliamo che il Lazio sia sempre più una regione per giovani”, conclude Zingaretti.

La Regione Lazio è l’unica regione italiana a mettere a disposizione dei giovani cittadini un progetto di questa portata e lo realizza attraverso LAZIO YOUth CARD, l’iniziativa che offre oltre 2000 convenzioni e molti eventi ed iniziative gratuite. Per usufruire di Lazio In Tour è, quindi, necessario scaricare sul proprio smartphone l’app LAZIO YOUth CARD (da Store Ios o Android), effettuare la registrazione, cercare tra gli eventi Lazio in Tour ed attivare il voucher, che produce il QR CODE con cui viaggiare nei 30 giorni successivi alla data di attivazione. Basterà salire sul mezzo prescelto e mostrare il QR CODE per iniziare a godersi le vacanze immersi nelle bellezze della Regione Lazio.

22 giu 2022

La Tunisia a una svolta: sarà il primo stato arabo a non avere l'Islam come religione di Stato

@ - Svolta in Tunisia che dovrebbe diventare il primo Paese arabo a non avere l’Islam come religione di Stato nella propria Costituzione.


Il presidente della Repubblica tunisino Kais Saied ha affermato che "la nuova Costituzione della Tunisia non farà riferimento ad uno Stato la cui religione è l'Islam, ma sancirà l'appartenenza a una umma (una comunità) che ha l'Islam come religione", ha detto parlando ai media all'aeroporto di Tunisi-Cartagine in occasione della partenza di un primo gruppo pellegrini per il pellegrinaggio a La Mecca.

Saied ha spiegato che lo Stato, per sua natura, non può avere una religione. "Solo le persone fisiche hanno una religione", ha detto, ma poi, mantenendo qualche legame con la religione islamica: “lo Stato deve operare per il raggiungimento degli obiettivi dell'Islam e della 'Sharia'”. La nuova Costituzione sarà resa pubblica entro il 30 giugno per poi essere sottoposta a referendum popolare.

La mossa di Saied fa parte dei suoi sforzi per riformare il sistema politico in Tunisia, accusato di essere corrotto e caotico, ma è anche vista come una manovra per mettere fuori gioco i partiti islamisti rivali. La nuova costituzione è al centro della tabella di marcia annunciata unilateralmente da Saied per la ricostruzione del sistema politico tunisino, dopo che nello scorso luglio il presidente ha estromesso il governo e sciolto il parlamento, in mosse descritte dai rivali come un colpo di stato.

Saied ha preso nelle sue mani la bozza del nuovo testo costituzionale quest'oggi consegnatogli da Sadeq Belaid, un professore di diritto costituzionale che una volta insegnava a Saied messo alla guida, il mese scorso, della commissione che redige la nuova costituzione. Belaid ha detto all'AFP che "l'80% dei tunisini è contro l'estremismo e contro l'uso della religione per fini politici".

"Non permetteremo che si usi la religione per impegnarsi nell'estremismo politico", ha detto Belaid. "Abbiamo partiti politici con le mani sporche. Che vi piaccia o no, non accetteremo queste persone sporche nella nostra democrazia".

I commenti di Belaid hanno innescato un acceso dibattito nel paese a maggioranza musulmana, che ha una forte tradizione di laicità, ma dove partiti di ispirazione islamista come l'arcirivale di Saied, Ennahdha, hanno svolto un ruolo importante dalla rivoluzione del 2011.

15 giu 2022

Blocco delle auto a combustione nel 2035, l'Italia è pronta?

@ - Dal 2035 sarà impossibile acquistare un'auto a combustione interna in tutta l'Unione Europea. La nuova misura dell'Unione Europea restringe le opzioni solo ai veicoli elettrici e quelli ad idrogeno.


Qual è però la situazione in Italia? Il nostro paese si ritrova però ancora in difficoltà e al momento le infrastrutture per le auto elettriche sono ancora decisamente sotto-sviluppate.

Dal 2035, per una misura votata dal parlamento europeo, non sarà più possibile acquistare un veicolo a combustione interna. Questa norma rientra nel piano di azione Fit for 55, in cui si punta a ridurre le emissioni di anidride carbonica all'interno dell'Unione Europea. Il primo obiettivo è una riduzione del 55% entro il 2030, anche se il vero obiettivo a lungo termine è la neutralità per il 2050. Questo cambiamento è fondamentale e, nonostante sia molto ambizioso per le difficoltà che si riscontrano, è uno step decisivo per ridurre il più possibile l'impatto ambientale della nostra industria.

Questa misura però va ancora discussa dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo, di conseguenza non ci sono ancora leggi o modalità in vigore attive al momento.

Questa misura va a colpire però non solo le automobili, ma tutto il trasporto stradale, Vengono anche inclusi i furgoni e i mezzi professionali per trasporto stradale oltre che alle più discusse automobili private. La norma va inoltre a colpire tutti i mezzi a motore:
  • Diesel
  • GPL
  • Ibrido
  • Benzina
  • Metano
[main]Riassumendo: solo auto elettriche al 100% e ad idrogeno dal 2035.[/main]

Si andrà però a creare un eccezione per quelle automobili sportive prodotte da piccoli produttori fino al 2036, andando a salvare realtà di prestigio e orgoglio italiano come Ferrari e Lamborghini.
Qual è la situazione del mercato automobile in Italia?

Mancano ancora 13 anni alla data in cui questa norma dovrebbe entrare in vigore, ma l'Italia appare ancora decisamente impreparata per il 2035.

Non si tratta semplicemente di un cambiamento di veicolo, ma è necessario installare infrastrutture per questa futura realtà che profuma più di una rivoluzione che un facile cambiamento delle auto attuali.

In Italia infatti nell'ultimo anno sono state vendute solo 67 mila automobili elettriche e appena 10 a motore ad idrogeno, su un totale di quasi un milione e mezzo, solo un 4,5% del totale. Di positivo sono sicuramente le diminuzioni di auto a combustione come Diesel e Benzina e il conseguente aumento delle vendite di automobili Ibride.

Questo porterà a una grande ricerca e dati per i motori elettrici installati sulle automobili ibride, ma queste saranno a loro volte vendute nei concessionari dal 2035.


Oggi le compagnie automobilistiche che producono auto elettriche sono ancora una minoranza e anche quando questo avviene sono spesso molto più care rispetto alle equivalenti a combustione rendendole di difficile sostenibilità.

In Italia inoltre vengono preferite le auto di più piccole dimensioni con il motore elettrico rispetto a quelle di dimensioni più elevate, che però sono quelle con un impatto maggiore a livello ambientale se a combustione.



I costi delle auto elettriche: superiori, ma di quanto?
Ma perchè ancora così poche automobili elettriche sono acquistate in Italia? Una delle cause è il prezzo! In alcuni casi il prezzo da pagare per un auto elettrica è del 50% in più rispetto alla medesima auto a motore a benzina o diesel.

In media il prezzo di un auto elettrica parte dai 20.000 euro per i modelli più piccoli, economici e autonomia ridotta e può arrivare molto facilmente anche oltre i 90.000 euro. L'autonomia è infatti uno dei fattori che modifica maggiormente il prezzo. Le batterie nel pianale sono ancora estremamente costose da produrre, nonostante aziende come Tesla stiano proprio investendo per rendere più semplice ed economica la produzione.

Considerando poi che una ricarica è molto più lunga rispetto a un rifornimento di benzina, allungando i lunghi viaggi e, sapendo che auto elettriche a lunga percorrenza sono ancora molto costose, risulta un compromesso molto complicato da accettare quando si compra un nuovo veicolo.

L'infrastruttura per le auto elettriche in Italia
L'infrastruttura è un altro elemento che può far incontrare delle resistenze per i consumatori. Ci sono ancora poche colonnine di ricarica sul territorio italiano e raggruppate attorno alle principale strade e principali città italiane. Nelle aree meno densamente abitate o lontane dalle principali vie di trasporto invece è ancora complicato trovarne una o costringe ad attaccare la vettura ad una presa elettrica casalinga, facendo aumentare il prezzo della bolletta della luce.

Oltre a ciò anche il costo per kwh delle ricariche sta notevolmente aumentando.

Il 57% di tutte le colonnine di ricarica si trova nel Nord Italia, il 23% nel centro (principalmente però nella città di Roma) e solo il 20% al Sud.

In particolare:
  • Lombardia 16% del totale
  • Piemonte 10% del totale
  • Lazio 10% del totale
  • Emilia Romagna 9% del totale
  • Veneto 9% del totale
  • Toscana 8% del totale
Guardando all'estero però la situazione si fa però ancor più complicata perchè al netto di stati con superfici maggiori, l'Italia ha una sola colonnina ogni 100 km di strada. Cifra di molto inferiore rispetto ad altri stati.



I ritardi di consegna delle auto elettriche
L'ultima difficoltà del momento, che si aggiunge a un quadro già non semplice, è che produrre un auto elettrica è più lungo, più complesso e sono necessarie infrastrutture che non tutti i produttori hanno, in particolare quelli italiani che sono costretti a inseguire.

I tempi quindi per ottenere una vettura si allungano di molto e si sono registrati ritardi di mesi per le vetture elettriche dopo gli ordini. Particolarmente in difficoltà e la Volkswagen che nella sola Europa ha ordini arretrati di auto elettriche sono pari a 300.000 vetture.

In media per un auto elettrica sono necessari altri 5/6 mesi di attesa per tutti i principali produttori soprattutto con gli ordini via internet.