19 apr 2019

Storie di successo all’UNINETTUNO: NOI #Senzaconfini insieme per un Mondo Migliore

@ - La collana video che racconta le storie di successo di rifugiati e immigrati di seconda generazione in Italia.

Raccontare le storie di rifugiati e immigrati di seconda generazione che in Italia hanno messo a frutto i propri talenti, diventando uomini e donne di successo: nasce così, da un’idea del Rettore Maria Amata Garito, la collana video dal titolo “NOI #Senzaconfini insieme per un Mondo Migliore”, realizzata dall’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO, che andrà in onda sul canale tv satellitare UNINETTUNO.UNIVERSITY.TV e sarà presentata in anteprima, il 18 dicembre, alle ore 18.00, nella sede Uninettuno a Roma. 

I protagonisti della collana sono rifugiati e immigrati di seconda generazione residenti in Italia: Hicham Ben Mbarek, Takoua Ben Mohamed, Vode Devon Ebah, Amin Nour, Kassim Yassin Saleh, Zakaria Mohamed Ali, Mohamed Keita e Fasasi. Stilisti e imprenditori, vignettisti, musicisti, attori, registi, reporter, fotografi e scultori che raccontano le loro storie. Storie diverse, come i Paesi da cui provengono (Marocco, Tunisia, Nigeria, Somalia, Mali e Gibuti), e dalle quali emerge il loro corag­gio, la loro forza e il loro impegno per inserirsi con successo nella nostra società. Storie a cui l’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO ha scelto di dare voce attraverso il suo canale tv satellitare e i canali social e web. Una scelta che rinnova l’impegno dell’Ateneo di mettere insieme le differenti culture, consapevoli che la conoscenza degli altri aiuti a costruire un futuro di pace. 

Nel 2016 Uninettuno ha infatti creato l’Università per i rifugiati, un portale multilingue (inglese, francese, italiano, arabo e greco) che dà la possibilità a rifugiati, richiedenti asilo e immigrati di frequentare l’università e studiare la lingua del Paese che li ospita, senza limiti di spazio, di tempo e di luogo. Il portale consente il riconoscimento dei titoli di studio e delle competenze professionali già ottenuti nei Paesi di origine.

Grazie al modello “Università per rifugiati”, Uninettuno ha già ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali: la menzione d’onore al premio IELA 2017 (International E-Learning Award – Academic Division) alla Columbia University; è stata riconosciuta dall’UNESCO come uno degli atenei che opera e orienta le proprie azioni verso il raggiungimento dei 17 “Sustainable Development Goals (SDG)” delle Nazioni Unite; il portale statunitense E-Learning Insidel’ha inserita tra le 5 Top Stories 2017, a livello mondiale, nel settore e-learning. 

Il prossimo 7 gennaio, il Rettore Maria Amata Garito è invitata dall’ONU per presentare il modello “Università per rifugiati” nella sede centrale delle Nazioni Unite a New York.

Per saperne di più:
Sito web Università per rifugiati: www.universitaperrifugiati.it
Sito web Università Telematica Internazionale UNINETTUNO: www.uninettunouniversity.net

UNINETTUNO.UNIVERSITY.TV: canale 812 Sky, 701 Tivusat e live streaming su www.uninettuno.tv
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18 apr 2019

Torino, lo spacciatore è un pastore evangelico, lo 007 che lo scopre un poliziotto romeno

@ - L'agente di Bucarest ha trasportato sotto copertura un chilo di droga.
Per la prima volta in Italia un'operazione di polizia è stata portata a termine utilizzando nel corso delle indagini un agente sotto copertura appartenente ad una forza di polizia straniera. E' accaduto a Torino nell'ambito di un'inchiesta sul traffico internazionale di droga che ha portato all'arresto di due persone. Uno dei due, 48 anni, è un nigeriano che tutti conoscono come "People". Il suo vero nome è Uche Ambrose e fa il predicatore per la chiesa cristiana missionaria Assemblea di Dio, alla periferia nord di Torino. La chiesa evangelica e la comunità religiosa non sapevano nulla della seconda vita di uno dei loro pastori, arrestato dalla squadra mobile di Torino, insieme alla sua complice una donna malese di 39 anni. L'attività in chiesa era una copertura. Secondo gli investigatori sono loro i referenti del traffico internazionale di droga che reclutava corrieri in Romania e importava grossi carichi d'Europa. il gruppo, che aveva una base operativa a Torino, faceva entrare in Italia e in altri paesi europei grosse quantità di cocaina ed eroina provenienti dal Sud America e in particolare dal Brasile.

Le indagini erano partite su impulso della procura romena che aveva segnalato alle autorità torinesi un traffico di droga che passava in città. Quando gli investigatori torinesi hanno capito che a Torino si svolgeva una parte importante del traffico, come il reclutamento dei corrieri e il pagamento dei loro viaggi, per arrivare al fermo dei due narcotrafficati i poliziotti torinesi, insieme al servizio centrale operativo, hanno usato la collaborazioni di un agente di polizia romeno che per settimane ha lavorato sotto copertura fingendosi un aspirante corriere della droga. Lo 007 romeno, seguito e protetto dagli investigatori torinesi, era stato incaricato di trasportare un chilo di cocaina dal Brasile , verso il Sud Africa e poi in Europa, in una valigia. 

17 apr 2019

Sanpaolo e Unicredit: milioni di euro sottratti dai conti correnti

@ - A quanto pare il programma TV Report ci aveva preso in pieno. L'affare dei diamanti si è rivelato una truffa. Clienti Sanpaolo e Unicredit in malora.


Pochi avevano creduto al monito di Report, che già diversi mesi addietro aveva fiutato aria di truffa bancaria dietro il giro dei diamanti. In TV si era posto il problema di un affare che sapeva di losco. Col senno di poi si è scoperto un raggiro di proporzioni internazionali. Il valore dei gioielli è stato falsato da due società che si sono portate dietro i risparmi dei clienti Sanpaolo, Unicredit e di molte altre banche italiane. Il giro della frode si è spinto così oltre da registrare 700 milioni di ammanchi dai conti degli investitori. Sono finiti tutti in malora: Si procede con le indagini ed in rimborsi.
Truffa dei diamanti: indaga la Guardia di Finanza, la questione dei rimborsi

IDB (Intermarket Diamond Business) e DPI (Diamond Private Investment). Sono questi i nomi delle due intermediarie in fallimento che hanno raddoppiato il valore intrinseco dei diamanti. Una manovra che ha convinto gli investitori a dare fiducia con immensi capitali. Esempio clou del raggiro è stato il noto cantante italiano Vasco Rossi, che come altri ha visto dilapidare un patrimonio dietro ad un affare finito piuttosto male.


Gli inquirenti della Guardia di Finanza sono alle prese con le dovute indagini. Si è già accertata la colpevolezza delle parti, con le banche italiane accusate di responsabilità amministrativa del fatto da parte dei Pubblici Ministeri. I rimborsi saranno disposti a favore delle parti lese, ma non si sa ancora bene quando.

Al momento è possibile solo estrapolare una stima dei danni, frutto dell’anteprima Altroconsumo che ha diffuso i ragguagli del malaffare. Ecco a quanto ammonta il danno relativo a ciascun istituto.
  • 149 milioni nei confronti di IDB.
  • 165 mln di DPI.
  • 83,8 di Banco Bpm e di Banca Aletti.
  • 32 milioni di Unicredit.
  • 11 milioni di Intesa Sanpaolo.
  • 35,5 milioni di Mps

La faccenda si protrae ormai da parecchie settimane. I clienti verranno risarciti integralmente. Intanto si è fatto strada un altro problema che dopo Unicredit ha coinvolto direttamente gli utenti iscritti ai registri Intesa Sanpaolo. La Polizia Postale, difatti, mette in guardia su un messaggio pericoloso diffuso mezzo mail. Leggete con attenzione e seguiteci per tutti gli aggiornamenti futuri del caso.

Bus di turisti si ribalta e precipita dalla scogliera: «Almeno 28 morti, 57 persone a bordo»

@ - Strage sull'isola di Madeira, in Portogallo, in pieno Oceano Atlantico. Un bus turistico si è ribaltato su una strada causando diverse vittime. Sono almeno 28 le vittime del disastro che ha coinvolto un autobus nell'isola di Madeira, in Portogallo. Come riferisce il Correio da Manha, a bordo del mezzo viaggiavano 57 passeggeri. L'autista del bus avrebbeperso il controllo del mezzo che è precipitato dalla scogliera sopra una casa, riferisce il Diario de Noticias de Madeira. 

Sul posto sono accorse diverse ambulanze. L'isola di Madeira è quella dove è nato il campione Cristiano Ronaldo.

16 apr 2019

Notre-Dame, il giallo del cantiere incustodito e il flop del sistema antincendio

@ - Perché i vigili del fuoco sono risultati impotenti e sono arrivati quando ormai era troppo tardi? Perché non sono intervenuti mezzi aerei? Soprattutto: perché non c'erano sistemi anti incendio efficaci? La catastrofe di Parigi lascia una lunga scia di domande, a partire da quelle sulle cause, le cui tracce potrebbero essere state distrutte proprio dal crollo del tetto. In una cattedrale gotica, patrimonio dell'umanità, sembra scontato che, quando si apre un cantiere, quando si eseguono delicati interventi di restauro, ci sia un sistema di vigilanza e di prevenzione anti incendio tra i più sofisticati e meticolosi. In una città come Parigi che convive, giorno dopo giorno, anche con l'allarme terrorismo.

L'ALLARME ALLE 18.50
Notre Dame sarebbe dovuta essere uno dei luoghi più sicuri del Pianeta. Eppure, in poche ore la Cattedrale è stata distrutta dal fuoco, in poche decine di minuti le fiamme si sono diffuse in tutta l'area, partendo probabilmente dalla zona sottostante il tetto dove erano in corso i lavori, senza che si riuscisse a intervenire tempestivamente per limitare i danni. L'allarme, secondo le notizie diffuse dal portavoce di Notre Dame, è scattato alle 18.50, quando non c'erano più turisti e visitatori all'interno. I primi vigili del fuoco sono arrivati poco dopo le 19, ma malgrado il loro coraggio sono apparsi come esseri minuscoli al fianco di Gulliver di fronte all'altezza del rogo e delle fiamme. Le torri della cattedrale sono alte settanta metri, le scale dei mezzi di soccorso sono meno della metà. La sconfitta era già scritta.
Osserva l'ingegnere Guido Parisi, direttore centrale emergenza dei nostri Vigili del fuoco: «In un cantiere di questo tipo un sistema anti incendio normalmente è previsto. I mezzi dei colleghi francesi erano ovviamente più bassi rispetto al punto in cui è partito il fuoco. E teniamo conto di un altro dato: siamo in una zona centrale vicino alla Senna, è anche improbo muoversi con mezzi pesanti». Ma perché il fuoco è stato così rapido? «Le guaine di protezione del cantiere, in linea teorica, potrebbero avere fatto diffondere le fiamme. Soprattutto: la copertura di legno contribuisce ad alimentare il fuoco. Per questo i colleghi francesi hanno scelto di difendere la facciata, di limitare i danni».

Altro tema delicato: il mancato intervento dall'alto. A Roma e in Italia siamo abituati, in caso di vasti roghi, a interventi degli specialisti dell'antincendio, con elicotteri o Canadair. Dagli Stati Uniti, su Twitter, Donald Trump rilancia una domanda che è venuta alla mente a tutti: perché i vigili del fuoco francesi non usano i Canadair (o gli elicotteri) per spegnere l'incendio? In un centro urbano, spiegavano ieri i media parigini, non si può lanciare acqua dall'alto perché rischi di ferire chi è sotto e di distruggere quella parte del monumento che miracolosamente ha resistito al rogo.

Racconta Le Monde: «Un Canadair lancia circa 6 tonnellate di acqua ad alta velocità verso il suolo». Anche la Protezione civile francese, su Twitter, ha risposto che rilasciare acqua, dall'alto, su una struttura di quel tipo, avrebbe solo aumentato la distruzione. L'ingegnere Parisi: «C'è un altro elemento: il fumo verso l'alto riduce la visibilità e complica un intervento aereo. Secondo la mia esperienza, in Italia solo in alcune occasioni, in capannoni senza valore storico e lontano dai centri abitati, siamo intervenuti con gli elicotteri per domare il fuoco in ambienti chiusi».

PREVENZIONE
Bene, ma torna la domanda: se davvero non si potevano utilizzare i mezzi aerei per spegnere il fuoco, perché a Parigi non era stato allestito, in forma stabile, un presidio di uomini pronti a intervenire in caso di emergenza? Su questo indagherà la procura di Parigi, che ha aperto un'inchiesta per determinare le cause del rogo della cattedrale di Notre Dame. Su cosa abbia provocato il rogo ancora non vi sono certezze. Per ora l'ipotesi del dolo, dell'attentato, di qualcuno che volontariamente abbia appiccato l'incendio per distruggere uno dei simboli del Cristianesimo, non viene ritenuta probabile.

Viene considerata più solida la pista della causa accidentale, collegata ai cantieri dei lavori di ristrutturazione della cattedrale gotica. Ieri sera c'era la convinzione che all'interno non vi fosse nessuno quando è scoppiato l'incendio. Da una parte è un fatto positivo, perché significherebbe che non ci sono vittime, dall'altra si ripropone la domanda iniziale: perché nessuno controllava il cantiere? André Finot, responsabile della comunicazione della cattedrale dei Notre Dame: «Normalmente non ci dovrebbero essere più lavoratori, alle 19, quando è iniziato l'incendio, tutti dovrebbero terminare alle 17, alle 17.30 al più tardi. Ma non siamo sicuri che non sia rimasto nessuno sul posto».