7 gen 2020

Rieti, Palazzo Papale: i presepi di Artese visitabili ancora per qualche ora

@ - Resta ancora qualche ora per ammirare i maestosi presepi monumentali realizzati dal maestro Francesco Artese sotto le volte del palazzo papale.




Dal 7 gennaio resteranno le strutture, ma si smonteranno le luci e non saranno più in funzione gli effetti scenici e le suggestive musiche, che hanno permesso agli spettatori di immergersi completamente nell’atmosfera della natività. Migliaia i visitatori rimasti a bocca aperta, provenienti da tante parti d’Italia e anche dall’estero. In molti raccontano di essersi commossi, sostando davanti alle due opere ambientate a Greccio e Poggio Bustone.

“C’è stata una grandissima affluenza di pubblico – sottolinea soddisfatto il maestro Artese – Ancora non ho avuto il tempo di leggere i commenti scritti da chi ha voluto lasciare un proprio pensiero, ma ringrazio tutti coloro che sono venuti a visitare le mie opere”. Un lavoro, quello di Artese, raccontato in questi giorni anche dai maggiori canali televisivi nazionali. Lui si prepara ora a realizzare una scenografia di grandi dimensioni nel Duomo di Torino. “Saranno 100 metri quadrati circa ambientati nei sassi di Matera” anticipa l’artista lucano, onorato di realizzare l’opera in occasione dell’ostensione straordinaria della Sindone, che sarà esposta a Torino dal 28 dicembre 2020 al 1 gennaio 2021 in occasione della 43° edizione dell’incontro internazionale dei giovani organizzato dalla Comunità di Taizé, che si terrà proprio nel capoluogo piemontese.

Esponente della scuola presepistica meridionale, Artese è considerato tra i più importanti maestri italiani di quest’arte. Ha realizzato presepi in tutto il mondo da New York a Betlemme e nel 2012 ha conquistato papa Benedetto XVI con il presepe realizzato in piazza San Pietro. Il bilancio di questi due anni vissuti a Rieti è più che positivo. Era la primavera del 2018 quando fu contattato dalla Diocesi.

Dopo un primo sopralluogo nei santuari della Valle Santa, la prima opera, su Greccio, ha preso il via. “Sono stato accolto benissimo da monsignor Pompili, dallo staff de La Valle del Primo Presepe e ringrazio Lorenzo Serva, che mi ha assistito durante tutta la lavorazione – dice Artese – Mi sento di casa qui e se un domani ci sarà la possibilità di un nuovo progetto, verrò sicuramente”.
In questi anni è capitato di vederlo impegnato a raccontare le sue opere alle scuole o ai turisti giunti da ogni dove. Lui, paziente e sempre gentile, pronto ad illustrare la storia di ogni statuina, pezzi unici plasmati in terracotta a Caltagirone dal maestro Vincenzo Velardita, vestiti a Napoli dalle sorelle Balestrieri della Nicla Presepi secondo i costumi dell’epoca. In città c’è chi spera in un terzo presepe firmato Artese.

Se dovessero chiamarmi ancora sarò ben lieto di proseguire la collaborazione” conclude l’artista, che da bambino, essendo il più piccolo di otto figli, non era autorizzato a toccare il presepe domestico. Di notte però si svegliava e posizionava diversamente i personaggi. Quella privazione ha scatenato poi una passione e un’arte che, ancora per qualche ora, sarà possibile contemplare.

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