3 nov 2019

“Perché il comune di Civita Castellana non ha fatto appello?”

@ - Civita Castellana – Riceviamo e pubblichiamo – Nel 2014 la Guardia Forestale dello Stato ha contestato, con uno specifico verbale, all’amministratore di una società che lavora nel settore del travertino una violazione amministrativa ambientale in quanto “aveva permesso l’ampliamento dell’area della cava in assenza dell’autorizzazione con accumulo di terre e rocce da scavo fuori del perimetro assegnato in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico e in difformità di quanto indicato nel DRG del Lazio”.


Il comune di Civita Castellana, che ha il compito di notificare l’ordinanza ingiunzione conseguente alla accertata violazione amministrativa ambientale, vi ha proceduto soltanto nel 2016, cioè a distanza di ben due anni dall’accertamento.

Con l’ordinanza-ingiunzione è stato intimato il pagamento della sanzione amministrativa pari a 70mila euro.

Un ritardo che si è dimostrato controproducente e lesivo dei diritti del comune in quanto, nel momento in cui la notificazione dell’ordinanza-ingiunzione è stata tentata nei confronti del trasgressore, costui era già deceduto un anno prima, esattamente nel 2015. L’ordinanza-ingiunzione veniva notificata alla società quale obbligata in solido, che proponeva opposizione alla stessa.

La controversia tra il comune di Civita Castellana e la società veniva definita dal tribunale di Viterbo con sentenza pronunciata nel mese di dicembre 2018, con cui l’illecito amministrativo veniva dichiarato estinto in quanto per legge “l’autore può essere la persona fisica che ha commesso il fatto”.

Alla luce di quanto successo è evidente che la mancata tempestiva notificazione al trasgressore (ossia un ritardo dovuto a motivi ignoti) ha compromesso la difesa del comune di Civita Castellana, risultato soccombente.

A rendere ancora più particolare la vicenda è che lo stesso ente comunale falisco non si è preoccupato neppure di proporre appello avverso la sentenza di primo grado, facendo trascorre il termine di sei mesi entro il quale avrebbe potuto farlo. Considerato che la sentenza è stata emessa il 5 dicembre, l’allora giunta Angelelli avrebbe potuto proporre appello entro il successivo 5 giugno, ma così non è stato. Misteri burocratici che qualcuno dovrà spiegare.

Lega
Fratelli d’Italia
Gruppo di maggioranza

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