@ - Minacce e botte ai migranti, nei guai 28enne di Civita Castellana. Lo riporta il Corriere della Sera, che rende noti i nomi degli indagati: “Enrico Basset, nato a Milano, 25 anni d’età; Gabriella Brahimi, Civita Castellana, provincia di Viterbo, 28; Dan Lucian Constantin, romeno, 26; Stefano Grieco, Napoli, 21; Sebastian Clemente Nazenze, angolano, 23″.
Il Corriere della Sera spiega: “Son tutti pregiudicati e fanno parte del Caab, il comitato autonomo abitanti Barona, sigla dell’area no-global milanese che conta un ventina di elementi e che, quand’è nata, al mondo s’è annunciata per appunto quale polo di mutua solidarietà per chi non ha una casa”.
Ma secondo un’indagine della Digos di Milano, resa nota dal Corriere della Sera, “i cinque occupavano appartamenti popolari, s’intende dietro compenso (nel caso specifico, 1500 euro ricevuti da un marocchino per abitare a un piano rialzato al civico 4 di via Lago di Nemi), ordinando agli inquilini di partecipare tassativamente alla ‘resistenza’ contro gli sgomberi e dunque contro gli ‘odiati sbirri’, di sfilare nei cortei inneggianti all’uguaglianza dei popoli, di volantinare la propaganda del comitato, di non mancare mai alle riunioni nella sede del suddetto gruppo di antagonisti, al 12/7 di viale Faenza, e ancora di dare un forte contributo sui social network e d’esser sempre presenti e puntuali sulle chat di Whatsapp. Insomma, una specie di lavoro. Senonché, poiché uno dei marocchini, di 43 anni, non aveva rispettato uno degli obblighi, i cinque l’hanno convocato e l’hanno così accolto: calci e pugni sferrati con cazzuola da muratore e bastone”.
L’aggressione sarebbe avvenuta il 19 settembre. “A difesa dell’uomo – riepiloga il Corriere della Sera – era intervenuta una connazionale 33enne, ugualmente residente in un alloggio abusivo. L’avevano cercata e ‘punita’. Botte davanti ai due figlioletti. Pugni al seno, calci alle gambe. E una gravidanza al sesto mese diventata a rischio”.
Ma non sarebbe finita qui. “Succedeva – continua il Corriere della Sera – che per tenere prigionieri i migranti, quelli del comitato sequestrassero i documenti d’identità. Succedeva che minacciassero di morte, succedeva che si considerassero i padroni unici e assoluti del quartiere, visto che ripetevano che la ‘zona è nostra’”.
Le accuse ai cinque indagati: “Le singole accuse – scrive il Corriere della Sera – dicono che Basset è stato uno dei picchiatori. Nell’agguato c’erano anche Constantin e Grieco. Quanto a Brahimi, ha firmato insistite minacce contro gli ‘inquilini’, mentre l’ultimo dei rivoluzionari a parole, Nazenze, faceva parte della squadra che sfonda le porte degli appartamenti sfitti e ne prende possesso, piantandoci la bandierina del comitato.
Adesso – conclude il Corriere della Sera – dovranno star lontano non solo dalla zona, il quartiere Barona, ma da Milano tutta, in relazione alla condanna subita, una condanna che anziché la galera prevede, unitamente all’obbligo di presentarsi quotidianamente in un ufficio di polizia giudiziaria, il divieto di dimora in città”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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