@ - Il tema della concessione affrontato dai legali nel ricorso al Tar per la ricostruzione del Morandi. La convenzione è blindata anche rispetto alle mancate manutenzioni.
Si gioca sull’asse giudiziario tra il Tar di Genova e la Corte dei Conti di Roma la partita nella quale Autostrade rischia la sua concessione miliardaria.
Aspi, nonostante il crollo del Morandi, i falsi report, le imbarazzanti intercettazioni dei suoi dirigenti, un’autostrada chiusa per una notte per pericolo crollo, sa che può contare su un asso nella manica.
Leggete ciò che i legali di Aspi Luisa Torchia e Marco Annoni hanno messo nero su bianco: “Il potere/dovere di Aspi di adottare tutte le misure per il ripristino della funzionalità delle infrastrutture in concessione non viene meno, peraltro, nemmeno nel caso in cui la Concessionaria si renda inadempiente rispetto agli obblighi convenzionali. La Convenzione Unica prevede, infatti, che, anche in caso di inadempimento, sia la Concessionaria, previa diffida del Concedente, a riparare all’inadempimento stesso (articolo 8 della Convenzione)”.
Come dire che, nonostante morti, macerie, documenti falsificati, allarmi, se un viadotto traballa siamo noi di Autostrade a doverlo mettere in sicurezza. La frase è contenuta nel ricorso depositato al Tar con cui Aspi ha chiesto l’annullamento, per vizio di potere o per illegittimità Costituzionale (confidando che i giudici amministrativi chiedano l’intervento della Corte Costituzionale) del decreto Genova che ha messo fuori gioco Aspi, affidando tutta la partita della demolizione e della ricostruzione del Morandi al Commissario straordinario, nonché sindaco di Genova, Marco Bucci.
Ma se Aspi si fa forte della convenzione, proprio la convenzione è finita nel mirino della sezione centrale di Controllo Corte dei Conti.
In queste ore il premier Giuseppe Conte ha ribadito, alla luce degli ultimi sviluppi dell’inchiesta della procura genovese e dopo il crollo del viadotto dell’A6 (ma in quel caso il concessionario è il gruppo Gavio), di voler procedere rapidamente con la revoca della concessione.
Oltre ai pareri degli uffici legali di palazzo Chigi e di alcuni consulenti, il premier pare attendere con ansia un documento. I magistrati romani della Corte dei Conti, della sezione controllo in particolare, da diversi mesi stanno elaborando uno studio dedicato al tema delle concessioni autostradali. Il lavoro è quasi completo e stanno già circolando delle bozze. Lo studio contiene un’analisi sulle carenze e sui difetti del sistema, e si soffermerebbe in particolare sulle convenzioni, ritenute in molti casi sbilanciate, e non a favore dello Stato. Il documento diventerà una linea guida per le future convenzioni ma potrebbe contenere una serie di valutazioni in grado di sostenere giuridicamente l’eventuale revoca della concessione ad Aspi.
Ma, come si diceva, la prima tappa in grado di rafforzare, o demolire come un viadotto ammalorato, le convinzioni di Aspi, è la sentenza del Tar di Genova. Una pronuncia che si attendeva già da diversi giorni - l’ultima udienza era stata il 9 di ottobre - ma che sta ritardando. Difficile azzardare ipotesi: pareri divergenti fra i giudici della sezione oppure difficoltà e delicatezza del caso che impongono, qualunque sia la scelta, massima cura nella motivazione. Non si può, inoltre, dimenticare che sul Tar si erano accesi i riflettori quando, dopo la prima udienza di marzo, l’allora presidente Giuseppe Daniele - trasferito poi in altra sede - si lasciò andare a una dichiarazione che fece scalpore: “Aspi potrebbe chiedere un risarcimento dei danni e risultare vittoriosa”. Solo un’eventualità, ma su ponti e Autostrade, di questi tempi ogni parola va pesata.
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