5 mar 2016

Il «cercatore» di futuro e i semi del Giubileo delle imprese - Il Sole 24 ORE

Il «cercatore» di futuro e i semi del Giubileo delle imprese - Il Sole 24 ORE: "Qualche giorno fa è venuto a trovarmi un giovane. Voleva solo darmi una lettera, mi ha detto. Ma io l’ho invitato a fermarsi un poco e a dirmi, prima di leggerne i contenuti, che cosa si aspettasse da me con quella consegna.

Ha fatto un po’ fatica a spiegarmelo; ho capito, però, che sia le parole del Presidente Squinzi che quelle di Papa Francesco – pronunziate nell'incontro di Confindustria con il Santo Padre, sabato 27 febbraio e alla presenza di oltre settemila persone – avevano riacceso in lui qualche speranza.

Non sapeva però a chi affidare questa speranza rinata anche dopo aver letto una lettera di Umberto Eco, pubblicata proprio dal Sole 24 Ore e tanto citata in questi giorni; una lettera nella quale Eco invita i trentenni a non vantarsi più di esser giovani, ma a prendersi le proprie responsabilità con la società, a far valere le proprie idee.

Ho saputo solo dopo che il mio interlocutore era un ragazzo del Sud, nato da una famiglia di piccoli imprenditori che si sono trovati costretti in questi anni neri a svendere tutto. Ho capito che aveva voglia di essere ascoltato e mettere in comune qualche considerazione, dopo aver partecipato - come freelance, quasi “infiltrato” - all’incontro di sabato scorso. Non mi ha parlato solo della sua condizione e della sua famiglia; mi ha raccontato di un Sud - che io stesso conosco bene - come di una opportunità mancata; mi ha condiviso l’entusiasmo della sua generazione che è forse fra le più preparate che l’Italia abbia mai avuto; mi ha elencato attese tradite, progettualità e creatività mancate. Nessun risentimento, mentre citava il Presidente Squinzi e nessuna rassegnazione mentre mi parlava della visione della quale si sta facendo portatore papa Francesco. Dopo l’incontro gli ho chiesto di riprendersi quel foglio che aveva fatto scivolare tra le mie mani e di integrarlo con qualche appunto legato al nostro dialogo. Non solo non volevo che il nostro incontro cadesse nel nulla; ma, lo confesso, man mano che ascoltavo quel ragazzo vedevo già una possibilità: consegnare tutto al Direttore Napoletano e chiedergli di pubblicare quegli appunti - una sorta di lettera rivolta a tutti - in questa rubrica. Temi così forti, presentati con tanta caparbia dignità, non possono finire così, mi sono detto. Per me, ora, quello che mi è stato consegnato non ha solo il volto dell’“infiltrato”; ha il volto di tanti nostri ragazzi, che hanno bisogno di essere ascoltati e di sentire parole pronunziate da gente disposta a scommettere su quello che dice e su quello che scrive. Ecco, dunque, il testo della Lettera.

«Caro Direttore, sono interessato ai temi economici, ho una laurea in economia e sono un giornalista freelance di una famiglia del Sud, vicino Matera. Sì, proprio la città di Matera che non si sa mai bene come raggiungere, quella stessa Matera di cui ci si ricorda solo per i festival culturali, per la Capitale della Cultura, ma poi… Chi se ne importa come sopravvive nel resto dell’anno! Provengo da una famiglia non di piccoli imprenditori, ma di microimprenditori, come amava definirsi mio padre. Lui sabato si è commosso sentendo le parole del Santo Padre su quell’idea di «rete universale» nell’economia, su quell’idea che la cooperazione da un lato toglie un po’ di protagonismo, dall’altro rimpolpa il benessere collettivo. Io non ho provato gli stessi sentimenti di mio padre, che oggi non ha più la sua impresa. Vivo fra Roma e Milano in cerca di riferimenti lavorativi meno precari e guardo la realtà con un’ottica diversa. Vedo alcuni dirigenti aumentarsi a dismisura gli stipendi e poi attivare licenziamenti nei livelli produttivi. Ne sono stato vittima io stesso. Questa non mi pare la «rete» di cui parla Francesco! Questo è, invece, il modo più sicuro per contribuire a creare la “società dello scarto”! L’ho trovato particolarmente provocatorio il Papa, sabato scorso. Secondo me, sapeva bene che, tra tanti esempi virtuosi, vi è anche buona parte del mondo imprenditoriale che spersonalizza e non sa che farsene del modello di impresa creato da A. Olivetti." SEGUE >>>


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