6 mag 2016

Ecomondo 2015, Galletti: competitività passa per economia circolare - GreenStyle

Ecomondo 2015, Galletti: competitività passa per economia circolare - GreenStyle: "Estendere l’economia circolare al di fuori della Green Economy. Così si è espresso il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti durante l’avvio della prima giornata degli Stati Generali della Green Economy. Un messaggio chiaro con cui il responsabile per l’ambiente ha voluto sottolineare la necessità di estendere il nuovo modello economico anche a settori non associati in maniera diretta all’economia verde.

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Nel corso del suo intervento a conclusione della sessione di apertura degli Stati Generali della Green Economy il ministro Galletti ha toccato varie tematiche, alcune delle quali segnalate attraverso l’account Twitter #statigreen15:
Quando parliamo di Green Economy non dobbiamo mai dimenticare l’obiettivo finale, che andremo a ribadire a Parigi. Parliamo del mondo di assicurare energia, risorse e cibo ai 7 miliardi di persone nel mondo, assicurare uno sviluppo che non gravi sul clima, un’economia socio-sostenibile che assicuri la parità tra popoli e contrasti la povertà.
Credo molto che considerato l’aspetto etico-morale [l’economia circolare] sia anche leva industriale, oltre che leva economica. Sono sicuro che nel 21esimo secolo l’economia circolare sarà la più competitiva. I Paesi che arriveranno prima saranno più competitivi rispetto alle altre economie. È un obiettivo che dobbiamo avere per far crescere bene il nostro Paese.
I dati che ci ha portato Ronchi mostrano che una parte del percosso è stato fatta. Alcuni dati ci confermano quanto di buono è stato fatto, ovvero che si è abbattuto la CO2 e che è possibile farlo assicurando una capacità di crescita discreta.
Nel nostro Paese abbiamo il 30% di CO2 che viene dall’industria, il 30% dal riscaldamento delle città, il 30% dai trasporti, l’8% dall’agricoltura e un altro 2% dai vari altri settori. I quattro maggiori produttori sono i settori su cui dobbiamo insistere, li conosciamo in maniera chiara e possiamo individuare strategie per aiutare imprese e società a raggiungere l’obiettivo.
Green Act
Galletti ha poi proseguito affrontando il tema “Green Act”, sottolineando come per lui non sia necessario affrettare i tempi, ma attendere la normativa UE sull’economia circolare:
Il Green Act in fondo è questo, agirà su questi quattro grandi settori, imprese, trasporti, riscaldamento e agricoltura, per arrivare a raggiungere l’obiettivo che ci siamo dati come UE di riduzione della CO2 di almeno il 40%. Ogni obiettivo sarà per singolo Paese, il nostro sarà tra il 30 e il 34%, vincolante dal punto di vista giuridico.
[Il Green Act] Ci guiderà da qui al 2030 e io con grande onestà vi dico che noi del Ministero dell’Ambiente siamo una piccola parte del Green Act. Che nessuno pensi che la politica dei trasporti possa essere comandata dal Ministero dell’ambiente, come non è possibile per quella agricola o energetica.
Questo è un vero piano strategico per il Paese, un piano che deve vedere coinvolti tutti questi ministeri e se non la interpretiamo così rischiamo di perdere un’importante occasione ambientale ed economica. Non ho fretta di fare il Green Act perché deve prevedere ascolto e coesione di tutti.
Dobbiamo aspettare una scadenza importante, quella della direttiva UE sulla economia circolare, sarà una parte importante del Green Act, doveva essere approvata a inizio anno e contavamo di averla già disponibile. Dobbiamo inglobarla dentro il Green Act per integrarlo con le regole europee, indispensabili per aver un atto che sia il più possibile compatibile con le normative UE.
Economia circolare e rifiuti
Per quanto riguarda l’economia circolare il ministro Galletti si è poi soffermato in particolare sui risultati ottenuti dalle Regioni italiane in termini di rifiuti e raccolta differenziata:
Economia circolare nelle imprese vuole dire consumare meglio le risorse e dall’altra parte avere rifiuti il più possibile riciclabili, equivalenti a meno rifiuti nei cicli industriali delle nostre aziende. Vale per i rifiuti industriali come per quelli domestici.
Io non accetto un Paese nel quale ancora il 40% dei rifiuti vanno in discarica. Penso che di questo dato il Paese si debba vergognare. L’alternativa non sono i termovalorizzatori, ma la raccolta differenziata. È possibile e vi sono regole uguali per tutti. Dal rapporto ISPRA si evince che abbiamo Comuni abbondantemente sopra l’80% e molti Comuni sopra il 70%. Poi vi sono Comuni che stentano a superare il 6%. Oggi in Italia le regole funzionano, perché se molti Comuni vi riescono vuole dire che se applicate bene la raccolta differenziata si può fare.
O le Regioni inadempienti vengono da me dicendo chiaramente come intendono abbandonare rifiuti riscari e presentano piani seri di smaltimento oppure saranno applicate delle sanzioni. Ingiusto che alcune Regioni paghino per altre. Quelle Regioni [inadempienti] scelgano cosa fare, se non hanno piani seri, piuttosto che la discarica scelgo il termovalorizzatore per non lasciare il Paese in quelle condizioni.
Rinnovabili
Avvio con errori nella distribuzione degli incentivi secondo Galletti, che ha poi proseguito affermando come:"SEGUE >>>

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