Ospitalità religiosa: strutture aperte a pellegrini e turisti. Il censimento di www.ospitalitareligiosa.it | AgenSIR: "Un’offerta variegata, che comprende conventi, monasteri ed eremi, ma anche molto altro. È l’immagine dell’ospitalità religiosa in Italia secondo i dati elaborati dal portale www.ospitalitareligiosa.it, censendo oltre 4.500 strutture in tutt’Italia: 628 nel Lazio, 420 in Veneto, 416 in Toscana, 399 in Lombardia, 379 in Emilia Romagna e poi via via fino alle 38 strutture della Basilicata e 26 del Molise. “Il 35% delle strutture – analizza il portale – è gestito direttamente da diocesi, parrocchie e ordini religiosi, il 27% è di proprietà ecclesiastica ma affidato in gestione ai laici, mentre il restante 38% comprende le strutture laiche specializzate nell’accoglienza di persone e gruppi d’ispirazione religiosa”. Votate ad un’originaria accoglienza destinata a pellegrini, viandanti e anime impegnate in una ricerca interiore, queste strutture hanno col tempo aperto le braccia anche a quanti vogliono trovare un’ospitalità sobria, rispettosa ed attenta alla cura della persona in uno spirito di vera comunità. Così, “il 57% di quelle gestite direttamente da religiosi apre oggi le porte anche al normale turismo e il 39% ai gruppi scolastici, pur sempre nel rispetto dei luoghi e dei canoni di fratellanza richiesti agli ospiti”. Spazio anche alle innovazioni tecnologiche, con “il Wi-Fi presente ormai nel 64% delle strutture o il pagamento con carte di credito e bancomat consentito nel 37% dei casi”. “Ciò non significa – commenta Fabio Rocchi, amministratore del sito e componente del Coordinamento nazionale Cei sulle case per ferie – che le gestioni dell’accoglienza abbiano assunto una deriva commerciale (innaturale per questa tipologia di strutture), ma sono il segnale di come anche la Chiesa nell’aprire le porte non dimentica una modernità ove questa possa in qualche modo essere di sostegno agli ospiti. Prova ne è, ad esempio, che le strutture di proprietà religiosa sono accessibili ai disabili nel 46% dei casi, contro un 39% delle laiche di settore”."
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