Bimba violentata e uccisa, l'arrestato accusato di abusi anche sui figli della compagna: "Sono un bravo papà": "Bimba violentata e uccisa, l'arrestato accusato di abusi anche sui figli della compagna: "Sono un bravo papà"
L'Huffington Post | Di Redazione
Pubblicato: 29/04/2016 16:22 CEST Aggiornato: 2 ore fa
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Gli adulti si nascondevano dietro il silenzio, i bambini hanno parlato. A incastrare Raimondo Caputo, l'uomo arrestato per l'omicidio della piccola Fortuna Loffredo a Caivano, sono state le tre figlie della compagna allontanate da quell'ambiente famigliare proprio perché era stato appurato che subivano abusi sessuali.
Fuori dal condominio degli orrori, dove la povera Fortuna aveva trovato prima le violenze sessuali e poi la morte, le bambine hanno cominciato a raccontare cosa davvero faceva Caputo, e non soltanto a loro. A novembre del 2015 sia l'orco che la madre delle piccole erano stati arrestati per abuso sessuale nei confronti della figlia di 3 anni, avuta insieme. Caputo era finito in carcere, dove si trova ancora oggi, mentre la donna è rimasta ai domiciliari.
Ed è proprio l'abitazione di quest'ultima ad essere stata presa di mira dalla folla inferocita dopo la notizia del nuovo arresto.
Un gruppo di persone ha incendiato la finestra della casa della 32enne, lanciando una bottiglietta con liquido infiammabile.
L'uomo respingeva le accuse e diceva: "Sono un bravo papà". Fino al nuovo mandato di arresto per l'assassinio di Fortuna, precipitata dall'ottavo piano il 23 giugno 2014, senza che nessuno fornisse elementi utili per ricostruire cosa fosse successo. L'autopsia aveva stabilito che la bambina era stata vittima di abusi sessuali cronici. E un anno prima un altro bimbo aveva fatto la sua stessa fine: Antonio Giglio, 3 anni, era caduto dal balcone dello stesso condominio ed era morto.
Dettaglio agghiacciante: il piccolo Antonio era figlio della compagna di Caputo. Il quale, prima dell'arresto di novembre, era entrato e uscito dal carcere per una lunga serie di reati comuni, dal furto alla rapina, dal porto abusivo d'armi alla violenza a pubblico ufficiale.
Un disoccupato pluri-pregiudicato mai però coinvolto in indagini di camorra o di droga, attività molto fiorente a Parco Verde, ma che comunque incuteva timore negli inquilini dello stabile, che lo hanno protetto fino all'ultimo, e dei bambini di cui abusava. Sulla morte di Fortuna ha sempre detto che quel giorno, il 24 giugno 2014, non era nel palazzo, e nessuno lo ha mai contraddetto, ad eccezione proprio delle piccole vittime.
Le persone che invece avrebbero dovuto dare un aiuto agli inquirenti per un reato così terribile, e cioè gli adulti, hanno preferito non parlare. Il procuratore aggiunto Domenico Airoma, che ha coordinato l'inchiesta sull'omicidio della piccola Fortuna ha parlato di "omertosa indifferenza e colpevole connivenza" riscontrate da parte degli adulti.
Ma Caputo non era l'unico pedofilo del condominio di Parco Verde. Tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015 un'altra coppia di inquilini dello stabile era finita agli arresti per pedofilia; tra questi figurava Salvatore Mucci, colui che per primo soccorse Fortuna dopo il volo di otto piani.
Proprio il contesto ambientale ha complicato le indagini, tra depistaggi veri e propri e dichiarazioni inventate ad arte. Il primo episodio inquietante è la sparizione della scarpina di Fortuna, di cui si sarebbe resa responsabile, è emerso dalle indagini, l'inquilina dell'ottavo piano, la stessa che subito dopo il fatto negò di aver visto Caputo andare sul pianerottolo con la piccola. "Lo avrebbe fatto per tutelare il figlio che era ai domiciliari" ha spiegato il procuratore Aggiunto Domenico Airoma; la donna è stata incastrata da un'intercettazione.
Nel palazzo gli inquirenti hanno sentito più volte gli inquilini, che si sono contraddetti dando versioni poco credibili, così come i bambini sentiti, che sarebbero stati "ammaestrati". "Dicevano il falso non tanto perché minacciati, ma proprio per quell'innata diffidenza verso le forze dell'ordine" ha aggiunto Airoma. La svolta c'è stata solo dopo che i tre figli della compagna dell'arrestato sono stati allontanati da Parco Verde e presi in custodia dai servizi sociali; hanno infatti iniziato a parlare confermando gli abusi. "In questa storia così tragica, l'unica soddisfazione è la relazione degli assistenti sociali secondo cui ora i tre minori sembrano 'più allegri e disponibili al gioco'" conclude Airoma. Chi ha dichiarato il falso è probabile venga denunciato. Dalle indagini non sono emersi collegamenti con la morte del piccolo Antonio, per la quale indaga la Procura di Napoli."
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Pubblicato: 29/04/2016 16:22 CEST Aggiornato: 2 ore fa
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Gli adulti si nascondevano dietro il silenzio, i bambini hanno parlato. A incastrare Raimondo Caputo, l'uomo arrestato per l'omicidio della piccola Fortuna Loffredo a Caivano, sono state le tre figlie della compagna allontanate da quell'ambiente famigliare proprio perché era stato appurato che subivano abusi sessuali.
Fuori dal condominio degli orrori, dove la povera Fortuna aveva trovato prima le violenze sessuali e poi la morte, le bambine hanno cominciato a raccontare cosa davvero faceva Caputo, e non soltanto a loro. A novembre del 2015 sia l'orco che la madre delle piccole erano stati arrestati per abuso sessuale nei confronti della figlia di 3 anni, avuta insieme. Caputo era finito in carcere, dove si trova ancora oggi, mentre la donna è rimasta ai domiciliari.
Ed è proprio l'abitazione di quest'ultima ad essere stata presa di mira dalla folla inferocita dopo la notizia del nuovo arresto.
Un gruppo di persone ha incendiato la finestra della casa della 32enne, lanciando una bottiglietta con liquido infiammabile.
L'uomo respingeva le accuse e diceva: "Sono un bravo papà". Fino al nuovo mandato di arresto per l'assassinio di Fortuna, precipitata dall'ottavo piano il 23 giugno 2014, senza che nessuno fornisse elementi utili per ricostruire cosa fosse successo. L'autopsia aveva stabilito che la bambina era stata vittima di abusi sessuali cronici. E un anno prima un altro bimbo aveva fatto la sua stessa fine: Antonio Giglio, 3 anni, era caduto dal balcone dello stesso condominio ed era morto.
Dettaglio agghiacciante: il piccolo Antonio era figlio della compagna di Caputo. Il quale, prima dell'arresto di novembre, era entrato e uscito dal carcere per una lunga serie di reati comuni, dal furto alla rapina, dal porto abusivo d'armi alla violenza a pubblico ufficiale.
Un disoccupato pluri-pregiudicato mai però coinvolto in indagini di camorra o di droga, attività molto fiorente a Parco Verde, ma che comunque incuteva timore negli inquilini dello stabile, che lo hanno protetto fino all'ultimo, e dei bambini di cui abusava. Sulla morte di Fortuna ha sempre detto che quel giorno, il 24 giugno 2014, non era nel palazzo, e nessuno lo ha mai contraddetto, ad eccezione proprio delle piccole vittime.
Le persone che invece avrebbero dovuto dare un aiuto agli inquirenti per un reato così terribile, e cioè gli adulti, hanno preferito non parlare. Il procuratore aggiunto Domenico Airoma, che ha coordinato l'inchiesta sull'omicidio della piccola Fortuna ha parlato di "omertosa indifferenza e colpevole connivenza" riscontrate da parte degli adulti.
Ma Caputo non era l'unico pedofilo del condominio di Parco Verde. Tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015 un'altra coppia di inquilini dello stabile era finita agli arresti per pedofilia; tra questi figurava Salvatore Mucci, colui che per primo soccorse Fortuna dopo il volo di otto piani.
Proprio il contesto ambientale ha complicato le indagini, tra depistaggi veri e propri e dichiarazioni inventate ad arte. Il primo episodio inquietante è la sparizione della scarpina di Fortuna, di cui si sarebbe resa responsabile, è emerso dalle indagini, l'inquilina dell'ottavo piano, la stessa che subito dopo il fatto negò di aver visto Caputo andare sul pianerottolo con la piccola. "Lo avrebbe fatto per tutelare il figlio che era ai domiciliari" ha spiegato il procuratore Aggiunto Domenico Airoma; la donna è stata incastrata da un'intercettazione.
Nel palazzo gli inquirenti hanno sentito più volte gli inquilini, che si sono contraddetti dando versioni poco credibili, così come i bambini sentiti, che sarebbero stati "ammaestrati". "Dicevano il falso non tanto perché minacciati, ma proprio per quell'innata diffidenza verso le forze dell'ordine" ha aggiunto Airoma. La svolta c'è stata solo dopo che i tre figli della compagna dell'arrestato sono stati allontanati da Parco Verde e presi in custodia dai servizi sociali; hanno infatti iniziato a parlare confermando gli abusi. "In questa storia così tragica, l'unica soddisfazione è la relazione degli assistenti sociali secondo cui ora i tre minori sembrano 'più allegri e disponibili al gioco'" conclude Airoma. Chi ha dichiarato il falso è probabile venga denunciato. Dalle indagini non sono emersi collegamenti con la morte del piccolo Antonio, per la quale indaga la Procura di Napoli."
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